Diario Giappone (nov. 06) •PDF• •Print• •E-mail•
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•Written by Riccardo Carlesso•   

Ric Averardo e Davide davanti al tempio d'oroQuesta è la cronaca di un viaggio compiuto a novembre 2006 con Davide e Averardo, una collaudata coppia che va in Giappone quasi una volta l'anno. Per me è stata la prima volta, ed è stato indimenticabile.

Questo diario è stato redatto in senso cronologico, esso è stato scritto quasi interamente da Riccardo Carlesso, tranne in qualche punto (specificato) dove ha contribuito la fucina di idee Karaoke-san.

 

Venerdì 3: da Bologna ad Amsterdam, una serata diversa

I ragazzi mi vengono a prendere sotto casa intorno alle 15 con l'AO che filma porta Sant'Isaia.

 Ci dirigiamo all'aeroporto dove ci poniamo il primo dubbio amletico: che il bagaglio di 20kg sia routato direttamente a Osaka o che passi per Amsterdam costringendoci a un duro spostamento sia l'indooggi che l'indomani? La telefonata del giorno prima diceva A, la tipa al checkin dice B, allora AO fa telefonare a CR al numero verde che ci dice: tranquilli dovrebbe essere B ma forse è A. Contenti di avere almeno una certezza nella vita (cioè che siamo all'Aeroporto G. Marconi di Bologna), ci imbarchiamo. All'arrivo scopriamo di essere entrembi vergini di Amsterdam, e il fatto di farne un assaggio di un giorno ci acchiappa a tutti e tre. Alcool, droghe, prostitute, e tutto in una sola sera, così se ci va fatta male in Giappone almeno si torna un po' felici :-)

Arrivati in aeroporto di Amsterdam dopo un viaggetto tranquillo ci chiediamo se ci sia già lì un coffee shop, ma la vita non è sempre facile; ci fermiamo a fare una foto sotto al bar 'bella lì' che potete vedere in foto, e prendiamo il trenino per la stazione centrale. Lì incontriamo un ragazzo sardo che ora vive in Scozia e ci dà 2 3 dritte; arriviamo, prendiamo la Damraak e giungiamo all'albergo di AO e DF, dove smollano le valigie. Ci viene suggerito dall'albergatore un buon ristorante di carne che risulta un po' sospetto perché è a 2 metri dall'albergo. Camminando, il Carlesso vede un paio di volte il numero 1628 scritto a caratteri cubitali su monumenti della città; è un numero ricorrente, e lo vedremo ancora nella nostra storia. Si va all'albergo del CR che, poverino, è immerso nella capitale del vizio: passato il fiume, passata la Grasshopper, si entra nel quartiere a luci rosse. Con un po' di fatica troviamo l'albergo: è un coffee shop dove l'odore di marijuana è pungente, la birra è sui bicchieri e per terra, e non c'è aria di una porticina per l'albergo stesso; il CR spera di essersi sbagliato ma pare il posto giusto, fa il check-in e viene indirizzato a una porticina esterna che dà all'albergo. La camera sembra estratta da un film anni 50, molto kitch, con 2 cuori al posto delle luci e messaggi d'amore sul muro. Manca solo la prostituta (per ora). Il CR scende terrorizzato per guardare la faccia ghignante di AO e DF...

I tre hanno fame, e decidono di mangiare carne al locale suggerito, dopo essersi guardati per 20 minuti la zona a luci rosse. Prostitute, vibratori, e locali sono la cornice a questa passeggiata. Tornati sulla Damraak entriamo nel locale, ordiniamo birra e un bel filetto (AO classico, CR e DF invece lo prendono all'asiatica, con curry e ananas).

I tre escono per ricatapultarsi nel distretto a luci rosse, dove girano, girano, gironzolano, e girano ancora. Le prostitute sono tante, ma poche riescono a farsi strada nei nostri cuori (o se vogliamo nel piccolo cuore che batte dentro alle nostre mutande). I canali sono stupendi, tutti paralleli tra loro; vista la fattanza generale (e la folla di gente) ti stupisci che nessuno cada in acqua. La cornice è coreografica e a suo modo intrigante.

I tre provano a sedersi in un coffee shop ma solo dopo 45 minuti riusciranno a trovarne uno aperto (il Rasta Baby), e prossimo alla chiusura. I proprietari sono rasta alla Bob Marley. Il CR si cimenta in una fetta di torta alla maria, e dopo poco i tre tornano a gironzolare. Tra l'una e le due si torna a casa, l'indomani i tre si danno appuntamento alle 9:30 per girare un po' la città.

4 nov, sab: partenza da Amsterdam

I tre si trovano dopo aver fatto colazione separata, e fanno una visita veloce di Amsterdam risalendo la Damraak in direzione opposta alla stazione. Fanno un po' di fotografie, i canali di giorno sono qualcosa di strepitoso, ora capiamo perchè la chiamano la Venezia del nord. La città è pigra, e sembra svegliarsi dopo di noi, anche i coffee shop son mezzi vuoti e difficilmente si sposano col concetto di colazione. Si torna all'aeroporto, dove i tre consumano un pranzetto al Burger King.
Veniamo imbarcati e sull'aereo consumiamo una frugale cena metà occidentale metà orientale (oscena come tutti i pasti sull'aereo). L'AO ci procura una pillola dell'ammare per farci dormire. Funziona il giusto, e nella sonnolenza sguardicchiamo dei film. Cosa più importante, non sembra esserci la presa di corrente paventata dall'AO che ha spinto CR a portare il portatile. E' odio tra i due, che ci vorranno giorni a sanare... sonno ci coglie, il fuso fa la sua parte e arriviamo l'indoieri. O l'indomani. Il CR non lo sa...

5 nov, dom: arrivo a Osaka, Castello e Shinsaibashi

Shopping per OsakaLa mattina della domenica arriviamo in aeroporto a Osaka; da lì si prende un trenino per il centro. Si scende a Shinsaibashi, il distretto più godereccio di Osaka (insieme a Namba) alla ricerca del nostro albergo. Parcheggiata la roba in albergo, scendiamo a farci un giretto per Shinsaibashi, dove ci facciamo una prima taffiata di sushi (non contenti di quello in plastica dell'aereo).
Ci dirigiamo poi in centro nella direzione dell'enorme Castello di Osaka, di cui non sappiamo niente. Ha un laghetto esterno che ricorda il Castello Estense (majjal!) e una florida vegetazione. E' la prima volta che il CR vede la prova dell'impareggiabile giardinaggio nipponico. Crisantemi, aceri, e soprattutto un Monte Fuji fatto di fiori. Finita la gita, si torna verso l'albergo.
Altro giro a Shinsaibashi, complice il buio. La città è piena di vita, come Portico dei Servi a Natale. Le luci al neon sono incredibili, e le voci sentite sul Giappone non gli rendono giustizia. E' il trionfo del pacchiano, dell'esagerato, dove sopravvive chi urla di più. Giriamo per i vicoletti e ci diamo all'esplorazione del nostro quartiere fino ad arrivare verso Namba. Viene cercato, tra l'altro, un posto dove AO e DF hanno mangiato buonissimi okonomiyaki, senza successo. Si opta per un po' di yakitori (non documentati), tramite ordinazione visuale...
A un certo punto arriviamo vicino a una metro dove un gruppetto sta suonando per strada; a differenza che in Italia, qui hanno la presa di corrente e la polizia non li caccia via nonostante sia mezzanotte passata; tratto, questo, che rivedremo nei giorni seguenti in ogni metropoli.

6 nov, lun: Himeji e Kobe

La sveglia suona in disaccordo coi tre: è tardissimo, sono le 11 e volevamo fare una gitarella fuori porta. No prob, facciamo colazione alla immancabile Vie de France (dove fanno di tutto, dalla torta ai fagioli alla pizzetta al sushi) e ci dirigiamo allo Shinkansen.
Il castello di HimejiArriviamo a Himeji intorno alle 14:30. Dalla stazione c'è un vialone largo largo che porta al più grande castello del Giappone. Man mano che ci avviciniamo vediamo che è davvero imponente, e ha varie cinte murarie, inframmezzate da tanto verde. Poiché il castello è stato costruito da più casate (chiedo conferma, NdR), nelle tettoie si osservano più simboli diversi, per ciascuna di esse. Man mano che saliamo ci accorgiamo che il paesaggio circostante è incantevole. Saliamo anche nella parte interna del castello, per raggiungere la cui cima siamo costretti a indossare dei ciabattoni (uccidendo così 3 giapponesi che erano troppo vicini al momento del cambio di calzatura). Si noti che la facciata frontale del castello (quella, per intenderci, che dà verso la stazione e la città) assomiglia a un viso d'uomo; il perché è da ricercarsi nelle parole dell'Orta: '[...] così il signore incuteva timore nei sudditi'. Torniamo poi verso la stazione non disdegnando qualche negozio e in particolare un venditore di polpette di polipo che il CR si arrischia ad assaggiare; DF e AO si felicitano della scelta (e della temerarietà) del CR.
Il porto di Kobe, di seraArrivati in stazione, ci si dirige verso Kobe (che è sulla strada per casa). La città è famosa per avere la più buona carne del Giappone, che a sua volta ha la migliore carne del mondo. Arriviamo in città all'imbrunire, quindi ci diamo allo shopping sfrenato nell'area che va dalla stazione centrale (guadagnata dalla shin-stazione con un colpetto di metro) verso il mare. La zona è molto bella, molto ricca. Arrivati al porto, troviamo una serie di negozietti che costituiscono un enorme centro commerciale molto occidentaleggiante (caffé, bistrò, ...). Gli alberi sono agghindati a festa di Natale, cosa questa che ritroveremo un po' ovunque. Giracchiando troviamo molti rivoli d'acqua, statue strane, centri commerciali sgargianti e alla moda; continuiamo a non trovare però il ristorante definitivo, quello in cui svuotare il nostro portafoglio (la carne giapponese – quella buona - costa circa il decuplo della nostra, poiché gli animali sono massaggiati uno a uno e il grasso è uniformemente distribuito nella carne!). Il CR – nel suo far domande a destra e a manca – fa amicizia con una coppietta cui chiediamo dove trovare un buon ristorante di Kobe-Gyu (carne di Kobe, appunto). Gentilissimi, ci portano personalmente a un ristorante molto chic (nel grande complesso commerciale giù al molo), con tanto di pianoforte a coda, lampadari e scenario da anni 20, e il cesso più bello che abbiamo mai visto. La cena è all'altezza delle aspettative; l'AO fa il signore e ci offre questa prelibatissima cena. E' ormai tardi, e visto il blocco dei trasporti dopo la mezzanotte abbiamo fretta di tornare a Osaka, magari con la metro ancora funzionante. Ci riusciamo, e torniamo in albergo sulle 23:30.

7 nov, mar: gita a Kyoto

Il padiglione d'oro (Kyoto)La mattina, dopo la solita colazione, si parte per Kyoto. Il viaggio è molto breve e lo passiamo a giocare a sudoku. La stazione di Kyoto è magnifica, un’opera architettonica mozzafiato. Inizialmente si propone l’idea di prendere a noleggio un paio di biciclette e fare una giornata alternativa. Idea cassata (da 'un medico in famiglia'). Dopo essere passati all’ufficio turistico a prendere una cartina della città partiamo alla volta del padiglione dorato. Qualche fermata di metropolitana e un bus e arriviamo. Il padiglione dorato è incredibile, di una bellezza difficilmente spiegabile a parole. Il Carlesso è una molla emotiva. Saltella di qua e di là scattando foto a go-go. Finita la visita prendiamo un taxi e ci facciamo portare alla residenza imperiale. Scesi dal taxi (1200Y) cerchiamo l’ingresso della residenza. Facciamo un giro per il giardino finché non troviamo un vecchietto che si avvicina a noi e ci spiega che dobbiamo andare all’ufficio informazione e farci dare un lasciapassare. Andiamo, e nell’attesa decidiamo di mangiare qualcosa. Nei pressi dell’entrata c’è una specie di mensa giapponese. Ordiniamo una scodella di Udon a testa. Non ci sono parole per descrivere lo schifo, DF è a rischio vomito e lascia tutto li. Finalmente si entra nella residenza imperiale  e inizia la visita guidata. I commenti sulla guida, ovviamente donna, si sprecano. A parte qualche cosa carina il tutto ci lascia un po’ delusi (pure il CR che riesce a far poche foto). Usciti ci fiondiamo in mezzo alla strada e fermiamo al volo un taxi. Il tassista è molto simpatico e con un inglese discreto, ci porta nella zona dei templi a est di Kyoto. Entriamo nel tempio di Renge-Ouin , meglio noto come Sanjusangen-do (in giapponese, sanjusan vuol dire 33, e gen intervalli, il nome deriva dallo spazio tra le colonne) che contiene mille statue di guerrieri. La visita avviene senza scarpe e per poco non ci si congelano i piedi. Da li, ormai si sta facendo tardi, decidiamo di incamminarci verso la parte viva di Kyoto.
Pagodo nella Kyoto estMentre camminiamo incrociamo una serie di tempietti, che fortunatamente troviamo chiusi, vediamo una pagoda e un tempio zen. Il Carlesso non si tiene. Arrivati a Ponto-cho la sera ormai è alle porte e il freddo inizia a farsi sentire. Ci infiliamo in una sorta di pub a farci una birra, socializziamo con la signora e ci facciamo quattro chiacchiere. Il Carlesso abusa anche della toilette. Usciti fa veramente freddo, decidiamo allora di acquistarci un maglioncino. Finiamo in un negozio di Giordano, stilista giapponese dal nome ingannevole (dove tutti comprano qualcosa).  Ci mettiamo quindi alla ricerca del luogo in cui mangiare. Vediamo un’insegna che rappresenta una forma femminile molto sexy e ci fa imbucare giù per una scaletta, ci ritroviamo in una sorta di cantina di 3x3 metri dove una cameriera piuttosto gnocca serve drink, lì con lei ci sono un uomo e un bambino, probabilmente la sua famiglia. Ci facciamo una birra e torniamo fuori. Ora la ricerca del ristorante con cucina alla piastra inizia seriamente, Davide sbaglia i calcoli ed non riesce a trovarlo, viene buggerato dai due sulla sua incapacità di ritrovare il posto. Dopo un paio di giri nel pittoresco quartiere delle geishe, la fame inizia a fare effetto e ciò aiuta il Fiorello a trovare il posto.
Cena di carne alla piastra a KyotoEntriamo nel locale ed inizia la prima grande scrofata della vacanza. Pollo, anatra, maiale, verdure e funghi vari alla piastra. Il tutto accompagnato da 5 birre a testa e 4 saké in 3, di cui uno offerto dalla casa, che probabilmente non aveva mai visto gente bere e mangiare così tanto. Finita la cena paghiamo e ci incamminiamo verso casa, Osaka. Prendiamo un taxi, così dice il Carlesso, e torniamo in stazione. Cosa sia successo da lì ad Osaka nessuno lo ricorda molto bene, se avete fatto bene i conti abbiamo bevuto a testa 7 birre  e 1+1/3 di saké (una bottiglietta di sake corrisponde circa a 6 bicchierini). Dalla stazione di Osaka prendiamo la metropolitana per l’albergo, il Carlesso tentenna e fatica a tenere gli occhi aperti, DF e AO sperano si addormenti definitivamente in modo da poterlo abbandonare sulla metropolitana, ma purtroppo lui resiste. Usciti dalla metro (a due isolati da casa) i tre si perdono; trovano un matto e un ubriaco a cui chiedono informazioni per tornare all'albergo, le informazioni sono sbagliate ma girando uno dei tre si sovviene della strada giusta e trovano l'agognato hotel. Finalmente a letto.

8 nov, mer: alla riscoperta di Osaka (scrive DF)

Ric al parco di OsakaLa sveglia è un po’ faticosa a causa dell’alcool bevuto la sera prima. Dopo un po’ di chiacchiere sul da farsi si decide per un giro turistico per la città, le mete scelte sono il parco di Tennoji, a sud di Shinsaibashi, l’Osaka Sky Tower e l’Acquario. Dopo una breve colazione al Vie de Paris si prende la Metro fino alla fermata di Tennoji. Usciti dalla metro, approfittando della bella giornata, ci incamminiamo verso il parco di Osaka. Ci rendiamo conto che il parco che andiamo a visitare contiene anche uno zoo e un orto botanico. Decidiamo comunque di entrare, paghiamo 600Y di biglietto (cicketto).
Appena entrati il piazzale del parco è cosparso di siepi tagliate a forma di animaletto e di meravigliose composizioni floreali. Ci incamminiamo verso l’orto botanico e passiamo davanti ad un’imponente fontana senz’acqua. Entriamo in una zona circondata e ammiriamo le varie composizioni di crisantemi e dei mini bonsai fatti con i fiori. Veramente belli. Usciti da quest’area ci rendiamo conto che hanno acceso la fontana. DF e RC vanno estasiati a fare un po’ di foto nella fontana. Successivamente ci si infila nell’orto botanico. La selezione vegetale è molto varia ma l’ambiente sembra un po’ lasciato andare e a parte un paio di foto interessanti usciamo delusi dall’ambiente. Ci incamminiamo verso lo zoo. Prima di accedervici passiamo davanti ad un museo, che evitiamo. Girando attorno allo stabile scopriamo un laghetto con alberi attorno. Passeggiando, improvvisamente, ci appare un meraviglioso giardino con un piccolo lago curato in tutti i suoi dettagli. Meraviglioso, le foto si sprecano.
Finalmente ci incamminiamo verso lo zoo. Appena entrati RC cerca di convincere una maestra a far riposizionare una scolaresca per fare una foto tutti assieme. Fallisce.
Il tour inizia e si visitano un po’ di animaletti. Carini, ma dopo un po’ ci rompiamo i maroni. Decidiamo comunque di finire il giro.
Usciti dallo zoo ritroviamo un’area molto rustica e tradizionale. Decidiamo di infilarci nel primo ristorante sushi che incontriamo e così accade. Il pasto è very sburon!!! Averardo fatica un po’ ad ordinare ma alla fine tutto va per il meglio. RC si taffia anche un gamberetto vivo poi socializza con un paio di nonnine che cercano di offrirgli del sake, ma lui non ha più il bicchiere. Usciamo per pagare ma AO si rende conto che il ristorante possiede della bottarga fresca, torniamo dentro e ci costringe a mangiarla. Ottima ma un po’ salata.
Facciamo un giretto per le stradine e passiamo per un parco giochi dentro un palazzo, con una bellissima montagna russa che gli si avvinghia attorno, peccato sia tutto chiuso.
Ric in cima all'Osaka Sky BuildingRisaliamo sulla metro e andiamo fino alla stazione di Osaka. Dopo una decina di minuti a piedi arriviamo finalmente allo Sky Tower. Impressionante. La torre è composta da due palazzi collegati fra loro da una serie di scale mobili e da un anello. Prendiamo un ascensore e saliamo fino al 48° piano, facciamo un paio di scale mobili e ci ritroviamo all’interno dell’anello. Corriamo cercando di riprendere il sole che sta tramontando. Nella ricerca delle scale per salire sul ponte passiamo davanti ad un bar pieno di coppiette andate a vedere il tramonto. Troviamo la scala e saliamo, la visione è splendida e arriviamo appena in tempo per vedere il sole tramontare. Facciamo un po’ di foto poi torniamo al bar a farci una birra nell’attesa che il sole tramonti del tutto e ci lasci una visione notturna della città. Arrivati al bar RC scorge un Kawai trasparente e decidere di chiedere alla barista se può esibirsi in una suonata. Ovviamente lei gli dice di no, e lui ripiega approfittando per un intorto. Quando si rende conte del fatto che lei risponde “si” ad ogni sua domanda lascia perdere. Il sole è tramontato e si torna sul tetto a fare un po’ di foto.
Il Carlesso si fotografa dopo aver messo la propria HP in un computer del maxistoreDecidiamo di tornare a casa e appena scesi dalla torre ci rendiamo conto della presenza di un bel giardinetto. RC va giù di testa e facciamo un giro per visitarlo.Finalmente si torna verso l’albergo, ma prima ci si ferma in un megastore informatico e si da un’occhiata a un infinita distesa di portatili. RC approfitta di un pc connesso per andare nella home del suo sito e farsi una foto. La visita all'acquario salta per mancanza di tempo... Un passaggio veloce all’albergo poi si decide di andare al taffio. Stasera Okonomiyaki. Troviamo un posto carino, DF non è riuscito a trovare il posto dell’anno prima, e ci sediamo. Ci ordiniamo un Okonomiyaki a testa e RC, che odia le verdure, riceve quelle fatto praticamente di sole verdure. DF scambia con lui il suo Okonomiyaki. Finita la cena si va finalmente in un localaccio!!! Alleluia!!! Il locale non accetterebbe stranieri, ma le nostre facce simpatiche impietosiscono il gestore che ci fa pure lo sconto. Un ragazza viene al tavolo, ma non si siede finché non gli diamo 1000Y. Al che lei sparisce, torna con una clessidra da 5 minuti e si siede. Si fanno 2 chiacchiere, la clessidra finisce lei si rialza e se ne va. Fortunatamente c’è il free-drink, quindi ci rifacciamo col bere e ci guardiamo sbavando le ragazze del locale che chiacchierano agli altri tavoli. Alle 23 e 30 ci cacciano e quindi ci facciamo una camminata fino all’albergo, si va a nanna.

9 nov, gio: Takayama, primo giorno.

I tre erori nella camera del loro RyoKanUltima sveglia a Osaka, colazione alla panetteria francese alla fermata di Shinsaibashi, ritorno in camera per ultima cacata/email/chiusura valigia. Si prende la metro per Osaka-Shin, dove c'è lo Shinkansen per Nagoya. Da Nagoya prendiamo un treno semi-locale (a metà tra i nostri regionali e interregionali) per Takayama, dove arriviamo intorno alle 14.30. Da lì ci informiamo per onsen shared (cioè bagni a sesso misto) e per la gita dell'indomani a Shirakawa-go, e ci dirigiamo al nostro ryo-kan (antico albergo tipico giapponese, di quelli dove ti togli le scarpe quando entri, costruiti con materiali antichi e delicatissimi che vanno a fuoco con una sigaretta mal spenta), di nome Seiryu; cosa bella del ryokan è che ci puoi consumare una tipica cena giapponese (in camera, servitati dalla loro zdora), una colazione tipica, ma non di più: pare che uno stomaco occidentale non possa sopportare due di tali cose. La zdora concorda con noi l'ora di cena e ci serve il thè (che dal colore ci ricorda molto la prima notte ad Amsterdam); conoscendo la sacralità del gesto, non osiamo ridere o fare battute, ma aspettiamo che versi il thé inginocchiati nelle 'sedie carenti' dell'onsen. Carenti perchè hanno uno schienale perfetto e un poggiaculo perfetto ma sembrano mancare di quei quattro oggetti tipici che portano l'altezza del culo a quei 50cm buoni da terra, impedendoci di informicolire i piedi dopo 3 minuti 3 (concetto che tornerà utile a cena).
Ponte nel centro di TakayamaAppoggiate le valigie, scendiamo a fare un giro per il centro. Bardati come tre sciatori, un sole che spacca le pietre, ci accorgiamo di poter stare quasi in maglietta (per irraggiamento solare, all'ombra è un altro qualo). Contentissimi per il caldo, ce ne andiamo in giro leggeri per il centro a vedere le vie tipiche che rendono Takayama una meta turistica privilegiata delle Alpi giapponesi. Bel tempo, belle vie, ci vediamo un tempio, poi la via più tipica di tutte piene di sakéifici e negozietti deruba-turisti, e così via. Tante costruzioni in legno, tanti posticini piccoli e bassi con artigiani che producono di tutto, dal saké a statuine in legno, dal glutine a cose per la casa.
Una leggera cenetta tipica nel nostro RyoKanLa cena viene servita alle 19 (la scelta era 17.30-19.00!!!) e la nostra zdora entra con un sacco di roba e comincia stoicamente a disporla; per non offenderla, e per farci 2 3 foto, ci siamo intanto messi  i kimono da karachiri (che praticheremo a fine cena se non ci dovesse piacere). Il CR si è anche fatto una doccia, visto che le sue nike non sono all'altezza delle geox di DF e AO e, per dirla con una perifrasi: pecunia non olet, sed pedes si. I tre eroi si 'siedono' e attendono (ovviamente intanto il CR fotografa) che la cena venga servita. I cibi sono replicati tutti per tre, con l'eccezione di una enorme terrina di riso in bianco. La cena comprende:
• un piattino di verdurine verdi e gialle
• un piatto contenente 3 antipasti ignoti, plausibilmente: noci con polvere di pesce morto, un bigné dolce al burro, e 4 palle con puntini neri che potrebbero essere il tipico glutine takayamano.
• un cartoccio contenente baccalà e patate e salsa di soia
• un roast-beef di carne pregiatissima (hida-gyu, secodna in giappone al solo kobe-gyu)
• un pentolino in cui bolle dell'ottima carne (e stupidamente ce ne siamo accorti un po' tardi e il sotto era sbruciacchiato!) su un cartoccio di alluminio in un letto di cipolle e altre spezie: qualcosa di fenomenale che da solo valeva l'intera cena.
• Un piattino che sarebbe rimasto nell'immaginario nostro per l'eternità, contenente oggetti rossi e filiformi a metà tra funghi e verdure, e una sbobba bianca che sembrava un regalo proveniente dal cuoco.
• Zuppa di miso, molto buona.
• Non so che altro...

Finita la cena (vedi film su youtube), si fanno due chiacchiere, si prova a giocare a Munchkin ma dopo 10 minuti ci si rivolge a internet: una connessione wireless a scrocco in un posto dimenticato da Dio è troppo accattivante per tre tecnomaragli come noi... finito il tutto si va a letto.

10 nov, ven: Takayama 2, gita a Shirakawa-go e On-sen.

Un simpatico laghetto a Shirakawa-goI nostri erori davanti a un tempio shintoista di Shirakawa-goDF e AO in una viuzza di Shirakawa-goSveglia ore 8. E' importante dire che AO non ha passato bene la notte causa di sonoro russare (80 dB) di CR, ampiamente documentata da wav del suo palmare. Colazione tipica in albergo (ampiamente documentata in foto). Con la bocca schifata ci avviamo verso l'autobus che ci porta a Shirakawa-go in circa 1h30. Questo è un villaggio tipico in cui ti senti catapultato indietro di qualche secolo. Pare che parte del villaggio sia stato usato per alcune riprese collinari dell'Ultimo Samurai. Con grande calma ci giriamo il villaggio e solo mezz'ora prima dell'autobus di ritorno ci accorgiamo che in effetti c'era un'altra parte (a pagamento) che è una ricostruzione tipica del villaggio con l'antico mulino, la torre di guardia, etc. Ce lo guardiamo di fretta e si torna a casa un po' distrutti verso le 16.30. All'arrivo controlliamo il treno in stazione e poi si va al Green Hotel a fare un On-Sen (letteralmente hot spring), tradizione tipica giapponese constante nel fare il bagno in una sorgente ustionante (tipicamente termale, ma a volte artificiale), completamente nudi, in comunità. Usciamo distrutti dall'esperienza (che sarà durata di fatto 15'), ci facciamo un thé con fetta di torta e verso le 18.30 usciamo dall'albergo alla ricerca di un posto in cui mangiare yakitori (tipico spiedino di carne). Gira che ti rigira, sembra che nessuno sia soddisfatto di alcun posto per un motivo o per un altro.

Il locale con pianoforte e chitarreIl CR, passato il ponte sul fiume si accorge di alcune luci e ha la visione: 'i locali con vista sul fiume, magari un po' defilati, sono di solito delle gran bazze: costan poco e si mangia bene!'. Infilatosi nel viottolo che costeggia il fiume (nel frattempo comincia a piovigginare) si trova davanti un ristorantino mini e un po' occidentale (presenti addirittura oggetti ornamentali che taluni usano per approcciarsi più comodamente al tavolo, dette sedie); il CR va in estasi: vede un pianoforte e 3 chitarre e capisce che ora il locale è semivuoto (c'era giusto una combricola di olandesi), ma che ora che ci sediamo e mangiamo a poco a poco si popolerà di gnocche e ci saranno jam session jazz e il locale si coprirà di una densa coltre di fumo, che fa giuoco agli infrattamenti. Solo continuando a leggere capirete cosa sia successo in effetti... L'entusiasmo del CR contagia anche DF e AO (o forse era la fame?!?): sono ormai le 19 e Takayama a quell'ora è ormai una città fantasma. I tre entrano e cercano (a fatica) a far capire alla signora cosa vogliono mangiare, indicano il + succulento piatto degli olandesi e la signora ci fa capire che le son rimaste solo due porzioni di riso. Allora chiediamo 2 porzioni di riso e una omelet (letteralmente), e ci fa capire che ce n'è solo due di riso; capendo che il riso è anche nella omelette, le diciamo: una di riso, una omelet e un cannellone di fusilli ai cavoli (sembra fantascienza, ma per fortuna le foto ci danno ragione!). La signora ci fa capire che non va bene perché ha solo due porzioni di riso; frustrati le facciamo capire che vogliamo quelle tre cose lì e che se ha solo due risi chissene; lei propone 'bread' al posto del riso e ci si illuminano gli occhi: finalmente si mangia. AO chiede una kyrin (birra giapponese) e lei gliela porta, io e DF chiediamo una birra: la signora ci dice che la birra non ce l'ha. Ovviamo chiedendo una asahi (birra giapponese) e la signora ce la porta. Esempi stupidi, questi, che però fanno capire quanto sia difficile avere nel proprio piatto ciò che si desidera... Con molta calma la signora ci porta i nostri piatti; finito di mangiare il CR chiede di suonare il piano (tanto musicalmente megalomane ed egocentrico il CR, quanto timido e defilato il DF!) e fa finalmente Piano Man all'AO, grande estimatore pure lui di Billy Joel. La signora pare molto contenta, non si sa se per la suonata o se per aver visto i nostri piatti vuoti (credo siamo i primi avventori da quando ha aperto il locale a finire tali variopinti piatti). Dopo aver suonato 2-3 pezzi, arrivano 2 giapponesi che sembrano curiosi di sentire altre canzoni, e applaudono e ci pregano. Il CR si rimette a suonare quando abbiamo l'illuminazione: prendiamo una chitarra e insieme a DF suoniamo e cantiamo il Torero a 3 persone che non possono conoscere (nè, ahimè, apprezzare) il testo. Ci cimentiamo in tal gesto (ben documentato filmicamente) e alla fine i tre sono così entusiasti che si prestano a essere filmati con noi e a dire 'italia uno!'. Solo dopo ci saremmo pentiti di non aver proposto qualcosa di più ermetico come 'bo-ki-nou'. Felici e ingalluzziti, si torna a casa a passare un'ulteriore ora e mezza su internet chi a chattare con la moglie, chi a mandare mail alla fidanzata, chi chattando con le varie amanti. Si va a letto a mezzanotte con sveglia alle 7.30, solo il DF sopravvive guardandosi Veronica Mars. Parte interessante: il CR ha fatto di tutto per non replicare il problema del russare, scaccolandosi abilmente, assumendo sostanze proibite procurategli dallo speziale AO, ma nulla vale; dopo 5 minuti viene svegliato da un DF che ancora sveglio dice: vado a letto; lasciando così in bianco il CR per un'ora e mezzo.

11 nov, sab: Viaggio da Takayama a Tokyo.

Il New OtaniSveglia ore 7.30, si va a far colazione in una pasticceria senza caffè e senza paste (decenti); si torna al ryokan, si finiscono le valige, si salda il conto e si prende per la stazione; pioviggina, ma è comunque bello perché un retaggio di Bologna sembra avvolgere Takayama: i portici. Il treno per Nagoya ci vede mezzi addormentati affrontare il grigiume mattutino, a Nagoya cambiamo (dopo aver filmato una signora alla quale abbiamo chiesto se eravamo nella stazione giusta: “Excuse me, Ingoya?!?”). Ed ora eccoci qui nel treno per Tokyo, con il sole che si alterna alle nuvole. Arrivati a Tokyo prendiamo la metro per il New Otani, splendido albergo di 40 piani; come entrati, vediamo uno stuolo di persone che seguono un matrimonio; ci perdiamo nei suoi meandri e arriviamo al 33mo piano dove c'è la nostra camera.
Locale YakitoriSi prende la metro a Akazaka-Mitzuché e si va alla fine della metro Maranouki fino a Ikebukuro (secondo posto più godereccio di Tokyo) dove si va a passeggiare. Spioviggina. Lì troviamo un sacco di luci al neon, negozi di vario tipo, la Playstation 3, un negozio che vende chitarre autoamplificate (vedere foto). Ci imbuchiamo in un centro commerciale in cui al piano B1 troviamo sciccherie di vario tipo (tra cui cioccolateria Godiva e assortimenti fichissimi di sushi) e scesi al B2 ci troviamo in una mini-coop. Non vi sto a dire cosa hanno visto i miei occhi, ma vi assicuro che carne/pesce/frutta che ho visto voi italiani ve li scordate... una cosa incredibile. Ci siam fatti uno spuntino con succo di cachi e sushi comprato alla coop e mangiato lì. Girando troviamo anche una soapland, ma la tipa ci dice di smammare ('japanese only!').

Finalmente il GPS del gruppo Davide trova il locale di yakitori che AO sognava da ottobre. Dopo esserci fatti 62 spiedini (alcuni doppi, quindi diciamo 18 a testa circa) che potete vedere documentati nelle foto, ce ne usciamo per passeggiare. Troviamo suonatori ambulanti e una finta creperie; CR e DF si arrischiano a tentare una crepe.

12 nov, dom: Tokyo 2 e i templi

Lanterna rossa di Asakusa Giardino del New Otani Sveglia alle 8.30 e magnifica colazione al New Otani dove il CR prende occasione per fotografare lo splendido giardino zen del New Otani. C'è il sole, a differenza di ieri. Oggi si va in giro per templi.     Verso le 10, finita una pasciuta colazione, andiamo ad Asakusa Sensuji, dove passeggiamo per una via piena di gente (è domenica d'altronde!) che inizia con un'enorme lanternona rossa.

In essa il CR compra un kimono maraglissimo. In fondo alla via c'è un braciere fumante e dopo un enorme tempio buddhista, dove il DF invoca la fortuna, mentre al CR scappa un peto nel tempio. Le divinità lo puniscono con la malasorte. Si torna per viuzze e giardinetti alla metro spizzicando qua e là.
Carlesso pedala in un'anatra nel parco di UenoSupermangiata di sushi al portoDopo ci spostiamo via metro a Ueno, dove cerchiamo disperatamente un internet cafè e un bagno per far pipì, queste sono state le imprese + difficili della giornata, sicuramente. Casualmente, cercando il bagno, CR e DF trovano un negozio di intimo femminile da cui devono scappare dopo aver ridotto l'altezza del baricentro di 20 cm buoni. Poi si va al  parco, dove i tre vedono un tempio carino, dei matti ballare davanti alla fontana, e si fermano al laghetto dove il CR fa un giro in un'anatra gialla, ben documentata.

Dopo vari spizzichi i tre cominciano ad aver fame, allora fanno lo sproposito: si dirigono al porto di Tsukiji-shijò, dove vanno a mangiare sushi in un posto fine di mondo, dal nome '???'. Qui i tre mangiano 40 piattini di sushi (16 il CR, 12 gli altri due) che girano su rotaia. I tre provano cose incredibili [1]. I tre ubriachi e stanchi alle 17:30 decidono di andare in albergo, dove decidono l'indomani cosa fare al Monte Fuji (per poi cambiare idea a fine serata).
Vista della Torre di Tokyo dalla Mori TowerLa sera verso le 20.30 i ragazzi si spostano verso Roppongi dove conoscono un negretto di nome Henry che cerca di portarli al suo locale alla Macao, ma i tre resistono e vanno alla Mori Tower (il punto + alto di Tokyo da cui si gode una bella vista). Nel frattempo scoprono x caso in una viuzza l'Hard Rock Cafè. Il palazzo è caro, 10 euro a salire al 52mo piano, ma ne vale la pena. Dramma della giornata, il CR finisce le pile dopo 4 foto. Il DF propone 10 euro aggiuntivi a foto per il CR.
I ragazzi rincasano, si fanno una bevandina (ancora devastati dal sushi) di mezzanotte al discount sotto casa, tra cui spicca per interesse una fanta alla banana (!!!) dell'AO (contro un banale latte al cacao di CR[2]), e poi tutti a nanna, o meglio tutti su internet e poi a nanna.


[1]    Tonno di tre qualità (Maguro, Toro e un'altra), salmone, cervello/pasta di granchio, riccio di mare, gambero crudo, cappa santa (solo AO), branzino, alice, polipo, anguilla ferrarese tenerissima, uova di salmone, frittatina, maky, e uno  strano pesce preso alla fine da CR con una traduzione inglese che non ricordiamo.

[2]    Ricordiamo infatti che in Giappone il latte è raro come il sushi in Italia, approssimativamente. Latte e yougrt sono stati avvistati solo al New Otani, nella colazione occidentale!!!

13 nov, lun: Tokyo, Ginza e Shibuya (e stasera Shinjuku)

Sveglia alle 8:15, è una giornata splendida e tersa e il più timido dei monti ci si mostra con eccezionale chiarezza; decidiamo orbene consumare il piccolo digiunare al 40mo piano, donde abbiamo una vista splendida del Monte Fuji ma ancor più di uova, pancake, yogurt e altre leccornie. Il CR mangia 2 piatti: 1) 4 fette di bacon, 3 crocchette di patate, una frittata a funghi e bacon, 2) yogurt con frutta varia, inoltre un espresso e un succo d'ananas (non si sa mai dove si vada stasera ;) ). Si accorge poi di non aver preso il cucchiaino per lo yogurt, va a prenderlo, e torna dall'allibito Fiorello con un piatto contenente una pasta, un uovo, 2 pancake e altre crocchette adducendo la scusa 'ero andato per prendere un cucchiaino!'.
Alle 9:30 circa il CR ha finito di mandare mail alla morosa e ci si può imbucare in un metro per Ginza. Ginza è davvero ganzo, la parte più bella sono gli enormi grattacieli che ospitano le sedi di prestigiose marche come Sony, Toshiba, Yamaha, salami Beretta, e così via. Il CR compra – spronato dal DF – uno splendido pianoforte portatile (guardare per credere). Poi i tre si imbattono in un negozio Geox, dove il CR ha la brillante idea di dire 'ciao'; da questo momento i tre hanno visioni mistiche di un incrocio tra un Yoda e di un 'Le ragazze di sta terra sono facili'. I tre vanno poi al Sony building, dove provano un lettore mp3 che cancella i rumori (funziona, ragazzi, giuro!) e una stampante portatile di foto (ne ho la prova). I tre provano poi un negozio di frutta (Apple Store), e decidono di imbarcarsi per Shibuya.
Shibuya ha il secondo incrocio più famoso di Tokyo, bellissimo, pieno di gente e luci al neon. Tra le altre cose visitano un negozio di condom, e un dannatissimo negozio di musica dove il DF compra una chitarra autoamplificata che sta suonando ora mentre il CR vi sta raccontando sta storia... Sono le 17 ormai quando i tre cominciano ad avvertire un po' di fame (le colazioni al New Otani tengon botta fino a quell'ora!!!). CR propone sushi, AO e DF ormai sboccano davanti al CR e ribattono yakitori! Allora il DF si butta davanti a una porta accanto alla pubblicità di yakitori, inconscio del fatto che la pubblicità portava alle scale a fianco. Risultato, ci troviamo con due giapponesine sorridenti a fianco e 2 trisavoli che sanno fare solo zuppe (abbondantemente documentate fotograficamente). I tre prendono le 3 zuppe della casa (zuppa di spezie a AO, zuppa di miso al CR, zuppa di soia al DF). I tre girano ancora per Shibuya alla scoperta di love hotels, pseudo-coin con giardino sull'attico, e tornano infine all'incrocio principale. Ultimo giretto e si torna al New Otani con le gambe davvero distrutte. Niente internet, scrivo solo questo racconto mentre il DF suona e ci si lava a turno i piedi. Ritrovo ore 19:15 per Shinjuku.

Spuntino di yakitori a ShinjukuCi troviamo di fatto alle 19:30 e partiamo alla volta di Shinjuku, dove ci facciamo un frullato e una passeggiatina; incidentalmente sbattiamo nel locale di yakitori che i ragazzi ricordavano essere un posto fichissimo; purtroppo veniamo accolti in modo sgarbato, probabilmente la proprietaria era nel suo momento di ciclo mensile. Esiste un filmatino che documenta questa splendida viuzza che sembra ricordare un po' Genova un po' Kyoto: un locale diverso ogni 3 metri, con 5 avventori che lo saturano e un'orgia di odori in effetti simili. Scocciati dall'atteggiamento decidiamo di attenerci davvero all'idea di fare giusto uno spuntino di yakitori (il lettore non se ne abbia a male, ma ogni volta che ci si era provati si era finito col mangiare 15 piattini di sushi a testa o 20 spiedini di carne...). Finito lo spuntino ci addentriamo nel cuore caldo di Shinjuku e ci addentriamo nel quartiere a luci rosse di Kabuki-cho. Qui è pieno di 'amici' (come il negretto Henry di Roppongi) che ci istigano ad andare nel loro locale, offrono spogliarelli e fors'anche sesso per gaijin... Ci addentriamo per una bellissima viuzza verde poco fuori dal 'distretto' (le luci al neon di Shinuku e Kabuki-cho sono mozzafiato, non nel senso di belle, ma nel senso che la sera è illuminata a giorno, la macchina fotografica del CR sembra un revolver che non ha bisogno di ricariche di flash: questa caratteristica pertiene l'intera Tokyo ma qui si fa ancora più marcata). Dicevo, questa viuzza offre controviuzze larghe un metro in cui c'è un locale ogni 2 metri, in cui vedi un bancone, 2 posacenere, e delle bottiglie; talora ci sono 5 avventori (locale pieno), talora zero, escono meno odori e più musica, ma il quartiere è calmo, hai quasi paura che ti accoltellino. Ricorda vagamente gion di Kyoto. Pensiamo di farci una birra lì, poi cambiamo idea poiché le uniche donne presenti sono tardone. Allora si torna alle vie maestre, e in una secante ci imbattiamo in un anonimissimo fast-food, che gode dell'ineguagliabile caratteristica di avere al primo piano 4 belle giapponesine che consumano il loro hamburger e fumano una sigaretta; da bravi gaijin pensiamo di mangiare qualcosa anche noi e di fornire loro un pretesto per passare meglio la serata; ordiniamo chi un hamburger chi solo una coca, saliamo le scale, e vediamo 9 ragazze in 3 tavoli che chiacchierano. Ci sediamo, consumiamo, e avvolti dalla bradipica esigenza di tornare a casa ci reincammianiamo per la metro. Un'altra giornata è finita. A mezzanotte siamo in hotel a scrivere queste righe.


14 nov, mar: Parco nazionale e Akihabara

 Fiore di lotoSveglia ore 8:15. Colazione di gruppo al 40mo piano dove l'AO viene spennato (18€ di colazione!!).
AO e DF concedono a Carlesso 5 minuti per visitare lo splendido giardino interno del New Otani, dove egli scatta copiose foto. Poi si va alla metro.
 Prima tappa: uscita a Shinjuku-Sanchòme, si va al parco nazionale di Shinjuku-Gyoen. Il parco è mozzafiato. Niente sala da thé, gl'isolotti sono stupendi. Dentro c'è un orto botanico da urlo dove vediamo tra l'altro dei fiori di loto.
I nostri erori fuori dal Maid CaféUsciamo e ci rechiamo nel quartiere dell'informatica: Akihabara. Giriamo tutto il pomeriggio e infine torniamo verso casa. Entriamo tra l'altro in un Maid Café, sorprendendo così degli autoctoni (che devono per forza stringerci la mano e fotografare noi musi bianchi).
Qui nella metro il CR riesce a portare il discorso sull'ambito matematica e a far sbagliare di tre fermate i nostri, che tornano indietro e continuano a parlare di ciò rischiando una seconda volta di perderlo.
Alle 17:40 siamo in albergo: riposino e poi si va a Roppongi.
Alle 18:30 si parte per Roppongi (consigliato dal genio delle Geox), dove i 3 intrepidi si fanno un giretto alla ricerca di un ristorante di Shabu Shabu. I tre trovano un rispettabile ristorante dove chiedono a gesti dello shabu shabu indicando parti ignote in giapponese a una bellissima cameriera che nulla capisce di inglese: le tre birre ordinate si rivelano essere 3 cocktail micidiali. Lo shabu shabu invece arriva come richiesto, e le foto lo documentano. I tre si accingono a una pantegruelica mangiata, annaffiata da copiosa birra. Dopodichè escono carichi come 3 molle, alla ricerca di ciò che Roppongi ha da offrire.
Dopo 3-4 locali vuoti, si imbattono in un localino tipo disco anni 80, musica alta e prezzi da happy hour (in cui spicca una magnifica birra belga alla ciliegia!). Qui ci son belle gnocche che ballano, ma i tre non concludono nulla, colpa probabilmente del CR che non ci crede davvero.
L'AO dà forfait (domani sarà una lunga giornata per lui), allora i due superstiti si avviano verso un popolato hard rock café dove si fanno una birra. Qui accettano carta di credito, incredibile, e i due ci danno di brutto: ordinano anche un hamburger 'mount fuji' corredato di copiose patatine. L'ora di Cenerentola è ormai scattata: la metro sta per chiudere e i due se ne tornano felici e sazi a casa. Sono le 23:45.

Mercoledì 15: convegno, porto di Daiba e Ikebukuro bis

  Pigra sveglia, ore 8:30 e giro per il New Otani alla ricerca di bancomat e servizi tipo UPS. AO è in giro per fatti suoi e lo rivedremo solo verso le 19:30.
Sono le 11 quando si va in giro con cartina x la città. DF e CR vanno (sotto consiglio del CR) al Porto, e in particolare prendono la linea Yurikamome scendendo a Daiba. Qui si guardano la Statua della libertà, il ponte di Brooklin (guardate le foto e poi sappiatemi dire) e si rintanano a fare un po' di shopping al water qualcosa. Passeggiano un tot e poi riprendono il trenino che li porta a Toyosu. Qui, prima di prendere la metro, decidono di mangiarsi qualcosa. CR opta per sushi, il DF invece opta per un pranzo + occidentale. Si ritrovano verso le 14 per rientrare sulla terra ferma...
Verso le 14:30 i due vanno insieme ad Akihabara x shopping furente, guardano un paio di cose insieme e poco dopo si separano.
CR: il Carlesso di gira altri 5 minuti ad Akihabara poi se ne va da solo ad Asakusa dove c'è il tempio della scorreggia per shopping ulteriore. Girando, si fa un tempura di numero osando chiedere la salsa alla vecchietta che le fa tutte per procurare salsa, piattino eccetera (è un cibo da asporto!), poi altre viuzze, poi centro commerciale dove compra qualche regalino. Poi si torna a casa, alle 18 è al New Otani pronto per collegarsi ad internet dopo un'astinenza di ben 3 giorni!!! Un sacco di shopping, tra cui un secondo kimono, regalino per i nipotini, ciabatte strettissime e calze da kimono, e banda da banzai che significa 'Fighting Spirit' (si pronuncia Tou-Com)!!!
Davide e Ave sugli yakitori!DF: Fiorello fa un giro in un paio di negozietti alla ricerca del “bejolit”, che non trova, poi decide di comprare una serie di pupazzetti alternativi. Decide di andare a Ginza ma prima si ferma in un negozio di computer immenso. Poi prende la metro per Ginza alla ricerca della custodia per la chitarra, non la trova e decide di tentare la fortuna a Shibuya. A Shibuya torna nel negozio in cui ha comprato la chitarra e acquista una custodia. Poi decide di tornare in Hotel.
La sera si va a Ikebukuro a fare il bis di yakitori, è una sera memorabile, i gestori ci salutano con occhio clinico e noi non facciamo brutta figura: dopo mezz'ora di presenza abbiamo già consumato tutti i peperoni del locale... all'uscita siamo sazi e stanchi, ci facciamo una partita a pachinko e poi si torna a casa sulle 23:30.

16 nov, gio: Omotesando, libertà e l'ultimo sushi

Sveglia ore 8:30, ritrovo ore 9 per colazione comune al 40mo piano. Si torna a far pupù e si va a vedere per l'indomani: conviene (come tempo) andare con metro+treno o usare il limo-bus dell'albergo? Propendiamo per la seconda ipotesi e prenotiamo il limobus.
Si parte alla volta di Omotesando, una via caratteristica e molto commerciale con firme occidentali ben note (Yves Saint-Laurent, Lacoste, Prada, Bruno Magli, ...) insomma un po' come Ginza ma meno giapponese. No prob, si fanno un sacco di acquisti e ci guardiamo anche il mitico Omotesando Hills (un centro commerciale di fattura oescheriana, in cui rammarichevolmente non abbiam potuto far foto: 5 piani di architettura particolarissima tutta in discesa e firme costose e note). Da notare il cesso con asciugatore che funziona (il secondo che abbiam visto e che va davvero!). Dopo una breve chiacchierata decidiamo di andare ognuno per la sua strada: CR da solo (vuole vedere il parco a nord di Montesanto), AO e DF per conto loro. L'appuntamento è alle 16:30 all'uscita da Tzukiji-Shijo per mangiare sushi.
CR: spuntino di 3 sushi (!!!) in 15' in cui si lascia intomellare da un londinese che è lì x lavoro; poi si avvia al parco di Meiji-Jingu. Dentro al parco c'è un parco interno che in primavera è fenomenale per la fioritura degli iris, ma a novembre non è davvero niente di che. Interessante solo il pozzo dell'acqua pura ed eterna, fotografato per voi da CR. Segue una lunghissima camminata che vede il CR uscire dal parco lato nord-est, camminare in direzione di un nuovo parco attiguo (il Shinjuku-Gyoen), salvo poi accorgersi che c'è già stato! Allora continua a vagare a caso finché non trova una linea JR. La prende a nano (all'altezza circa della Jingu Swimming Pool), e va a casaccio a est fino a Yotsuya. Da lì vede di essere vicino al parco dell'imperatore Moto-Akasaka, e scende verso il New Otani, spronato anche dal proprio sedere (per chi sa leggere il francesismo). Arrivato al parco dopo lungo peregrinare la guardia gli fa cenno di no con la mano, quindi il CR se ne va alla fermata più nota (Akasaka-Mitzuké) da cui va a casaccio a Shimbashi. Qui cammina a casaccio in direzione est, nordest, sudest toccando così Ginza, girando verso la Harumi Dori, fino ad arrivare magicamente a Tsukiji, dove è però in anticipo di un'ora. Che fare? C'è lì vicino un parco (Hama Rihyu Garden), e se lo gira tutto in soli 20 minuti. Arriva al luogo dell'appuntamento boccheggiando.
Foto artistica del FiorelloDF e AO: dopo aver dato un occhiata ai negozietti sull’Aoyama Dori i 2 tornano un attimo in albergo per espletare una pratica veloce poi prendono la metro fino a Shimbashi. Gironzolano a caso nelle viuzze e poi si ritrovano alla base di una serie di grattacieli altissimi. Leggono l’insegna “Sky restaurant” e decidono di infilarsi in un ascensore che li porterà al 46 piano del grattacielo. La salita è molto veloce e si fa sentire. Arrivati in cima trovano una serie di ristoranti esclusivi e un panorama sul porto bellissimo. Scendono e l’esperienza è da “Emozioni forti” l’ascensore sembra vada in caduta libera. Gironzolano ancora un po’ per la zona e poi si infilano nell’ascensore di un altro grattacielo, stavolta hanno meno fortuna e il panorama non c’è. Trovano solamente altri ristorantini carini. Riscesi si dirigono a piedi al luogo dell’appuntamento.
Alle 16:30 i tre si reincontrano al punto stabilito e cominciano ad avere sushivisioni e previsione di mangiare fino a sushietà. Qui mangiano molto e il CR si fa battere da AO (risultato finale: AO 18, CR 17, DF 14), vengono scattate tante foto e scopriamo che il cuoco adora CR mentre odia AO. Alle 17:45 ce ne torniamo verso il New Otani dove arriviamo intorno alle 18:20.
L’ultima sera decidiamo di passarla a Shibuya. Prendiamo la Ginza Line e in 4/5 fermate arriviamo. Gironzoliamo a caso nelle viuzze e vediamo una serie di ragazzi vestiti in modo stravagante, colori molto acidi, pelle con un fondotinta molto scuro, molti piercing. Probabilmente sono i punk giapponesi. Camminiamo un altro po’, poi prendiamo un gelato all’Hagen Datz e decidiamo di prendere l’ultima Metropolitana della nostra vacanza (sigh!!). Si torna in albergo. Un'ultima controllata alle valigie e poi a nanna. La malinconia è tanta.

17 nov, ven: il giorno + lungo della ns vita

New Otani, cascata vista dall'altoSveglia ore 6:30, il CR si fa una doccia poi tutti su al 40mo piano per l'ultima colazione al New Otani. Il cielo è grigio, il sole è già bello alto ma più timido del solito; il Fuji è un ricordo lontano, che si perde in mezzo alle nebbie. Alle 7:20 siamo già in camera a cercare di espellere gli ultimi dirigibili nipponici per avviarci al navetta bus. Questo ci carica le valigie e ci porta dopo al Narita Airport (una 60ina di km a est di Tokyo); qui vediamo tante cose: un sacco di ruote panoramiche, un'Ikea, Disneyland, mare, strade varie, un po' di periferia e un po' di nulla (che non guasta dopo 6 giorni nella città più densa del mondo!!!). Dopo un paio d'ore siamo all'aeroporto, dove i tipi ci sganciano le valigie a 20m dal checkin della KLM (respect!). Qui inizia il travaglio valigie, e sbrigate le formalità ci si dà allo shopping sfrenato. L'aereo parte in orario alle 12.30: arriverà 11 ore dopo intorno alle 15:30, prodigi del fuso. Mentre scrivo queste righe sono in aereo e il sole sembra addormentato: è un continuo inseguimento del tramonto (che dovremmo doppiare arrivando a un'oretta prima!). Questa cosa del fuso ci rende fusi di testa; ma per quest'ulteriore testimonianza dovremo aspettare una settimana buona.
Arriviamo ad Amsterdam alle 15:30, ore locali, abbiamo l'imbarco al gate/vitamina B25 alle 20. Ci facciamo un giro, il CR sta in astinenza e si compra mezz'ora di internet caricando il portatile a scrocco e finendo di vedersi Chasing Amy, mentre AO+DF vanno a farsi un massaggio; i tre si ritrovano per cena. Il rigetto per il cibo orientale comincia a farsi sentire, e AO+DF vanno di hamburger, mentre il CR finisce una pastina avanzatagli dal Giappone. L'aereo parte con poco ritardo intorno alle 21 e i tre sonnecchiano in volo; l'arrivo a BO è alle 23. Il DF ha il papà che lo porta a casa, mentre AO+CR chiamano un taxi (essendoci troppa coda) con un tassista chiacchierone e invadente e rincasano intorno alle 23:30. L'esperienza tragicomica col tassista maleducato che ci racconta della sua vita e ci chiede della nostra ci fa capire una cosa: siamo di nuovo a casa.

Frasi ricorrenti

Qui diamo alcune frasi ricorrenti nella vacanza che sono ormai leggenda.
 'Chi è che fa tappo?' (uasta quando uno dei tre ritarda, di solito il Fiorello)
• Excuse me / Sorry: il CR ha tentato invano di spiegare a DF+AO la differenza tra queste due forme di scusa inglesi. Parlando di fellatio ed eventuali avvisi alla dama, il concetto è stato infine reso.
• Questo numero mi è familiare (detto di 109 a Shibuya, 1628 ad Amsterdam, ...) ,mi sa che l'abbiamo già incontrato; dev'essere un numero ricorrente.
 'Mi scusi, Ingoya?'
• C'è una teoria condivisa da vari studiosi (Adams e Brooks): 'A volte, quando nella vita sei smarrito, può capitare che si materializzi davanti a te un negozio; può essere che lo smarrito visitatore entri e il genio del negozio ti dia indicazioni utili per una migliore comprensione di te stesso e della vita'. Questo a noi è capitato a Ginza.

 
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