Diario di Friedrichshafen (giugno '07) •PDF• •Print• •E-mail•
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•Written by Riccardo Carlesso•   

    Questo viaggio è un ennesimo weekend ritagliato su qualche giorno lavorativo a Friedrichshafen (la città del Barone Zeppelin, che ha inventato il dirigibile). Sabato pomeriggio in bicicletta, e una domenica a girare come una piroetta per il Bodensee a visitare la splendida Meersburg, l'isola floreale di Mainau, e l'immancabile Costanza.

Sabato 16

Arrivo all'aeroporto di Friedrichshafen alle 15:30. Taxi per l'albergo, lascio lì la roba, svuoto lo zaino e prendo lo stretto necessario. Alla reception scrocco una mela (sono buonissime le mele del Bodensee, jawohl!) e mi noleggio una bici.

cattedrale friedrichshafenGente che va in bicicletta per FischbachSfreccio da Fischbach a Friedrichshafen con la mia bicicletta e mi pento di non essermi messo la canotta per massimizzare l'esposizione al sole che mi picchia sulle spalle (la città è infatti 4km a est). Prendo la ciclabile che costeggia la strada, finché le indicazioni non suggeriscono di scendere verso il mare. Quasi per caso, mi trovo davanti la bella cattedrale barocca che è simbolo di Friedrichshafen, con le sue due guglie arabesche (vi prego, non sfottete troppo il mio gergo: di arte non ho mai capito una mazza). Il posto è recintato e sembra dire: "Oh tu turista, guarda ma non toccare".

 Proseguo per queste caratteristiche viottole verdi fino al centro. Qui vedo il ristorante Lucullum (dove ero già stato la volta passata, ma di sera) e il principiare di un delizioso giardinetto: una striscia di verde di 50-100 metri, che costeggia il lago per un km buono. Attracco il mio potente mezzo in fondo alla suddetta striscia e comincio a passeggiare. Giochi d'acqua sul terreno, donne nude che vi corrono intorno (l'ho detto solo per aumentare l'audience: in realtà erano bimbi che giocavano con l'acqua! Pedofili!). Camminando verso ovest, vedo di tutto: un minicampo da golf con un giardinetto stupendo, bimbi che giocano con papere e anatre (ho visto anche qualche cigno!), gente che fa l'aperitivo alle 4 del pomeriggio (loro con la birra ci fanno colazione, a momenti!). Lasciano perplessi alcune sculture strane, caratteristica del lago (le troveremo a Meerburg e a Costanza, più avanti).

 In fondo alla passeggiata una sala esposizioni che - guarda caso - è dedicata a Ferdinand Zeppelin (il famoso inventore dei dirigibili, da cui ha preso il nome un grande gruppo rock degli anni 70, i Franz Ferdinand). Peraltro leggevo che questi dirigibili, che sono stati usati in guerra per bombardare il nemico nella prima guerra mondiale, già nel '19 dovevano essere dismessi per la facilità di un contrattacco aereo! Ergo, per chi ha giocato a Red Alert 2 come me, è una goduria sapere che nella realtà è proprio come nel gioco!

 Ovviamente lo zeppelin è la caratteristica di questa città o - se volete - del lago intero. Infatti il signor Zeppelin è nato qui, ma ha vissuto a Costanza, e teneva l'hangar non ricordo bene dove. A suggellare questo fatto c'è un bel dirigibilone che vola sopra i nostri occhi per un sacco di tempo (e il mio lettore mp3 suona ripetutamente Good Bye blue skies dei Pink Floyd). Un esempio filmico lo trovate qui

Il litorale, a un certo punto, si ferma e non si può andare oltre. Peccato perché, poc'oltre, c'è il castello dove abitano i signori dl Wurttemberg (mi sa che poco più tardi vedrò il Duca entrare in casa, sapete?). Deluso, torno indietro al mio potente mezzo (non sapete quale dignità abbiano in Germania le biciclette: piste ciclabili ovunque, e se un pedone ci cammina è a suo rischio e pericolo! A Costanza le due strisce sono così diversificate che... vabbé, di questo parlerò poi domani).

  A questo punto mi incammino/imbicicletto nelle viuzze che da qui portano verso il porto (che in tetesko si dice hafen, ora dovreste aver ben compreso il toponimo cittadino). Vedo una piazza con delle sculture in bronzo, tra cui traspare un vermone che sembra quello fumatore di Alice... vi consiglio di ingrandirlo e guardarlo: merita.  Mi faccio un sushino, perchè la mela a pranzo era un po' poca, poi dopo quella pedalata... fortuna che la commessa sa l'inglese e le ho specificato 8 volte 'no vegetables', perchè ci  sono dei pezzi di cucumber che, così grossi, non li ho mai visti manco in un cetriolo intero!!!

 Mi re-imbicicletto, passo dietro la stazione, dove c'è una splendida fontana che mima un tarassaco (ad Argenta ce n'è a iosa!) con giochi d'acqua: delizioso. Giro un altro po', tornando indietro per le strade alte, ma qui non c'è niente di che. Ripasso davanti alla Cattedrale di Friedrichshafen e provo a entrare. Ci riesco, dato che un cancello è stato lasciato aperto. In punta di piedi mi guardo intorno e fotografo in punta di flash. Entro pure dentro, dove un signore mi insegue per... darmi la guida in inglese del posto! A gesti mi fa capire che il cancello è chiuso e che lo devo aprire e chiudere a mano. Potere dei gesti! Me ne torno verso il centro, per la stessa via fatta alle 16:30; vedo per la prima volta gente fare il bagno! Ripasso per il verde litorale, dove fotografo il monumento a Zeppelin: un putto che regge in mano un dirigibile; ora, non so quanta gente sia morta a causa di tali dirigibili ma, dato che li han fatti solo loro, posso anche capirli: un po' come se noi facessimo un bel monumento alla beretta, con dei bimbi che ci giocano!!! Trovate il film qui.

lucullumGià che ci sono, mi faccio una birretta nel locale più chic della spiaggia e, dato che nessuna tedesca ci prova con me, me ne vado depresso da Lucullum (non capisco perchè non Lucullus: evidentemente 'sti tedeschi non sanno il latino, and proud of it: lo dimostrano le iscrizioni in germanico persino nella Cattedrale di Costanza, con 'font' latini, passatemi il termine; magari hanno solo il dente avvelenato, sapete la Riforma...). Ci ero già stato a settembre; un'attempata ma simpaticissima cameriera angloglotta simpatizza per me e mi consiglia dei roll di maiale annaffiati nello Spretzle: quei germogli di frumento al formaggio che sembrano troppo pasta ai 4 formaggi (Giuà, ti ho pensato!), ma i teteski orgoglioni non possono ammettere di averci rubato l'idea della pasta e, per sicurezza, li chiamano spatzle.

Sento papà e mamma, dopodichè mi avvio con lo stomaco inusitatamente pieno (cena luculliana non delude mai!) verso  l'albergo. E' dura anche per un ferrarese tornare in bici dopo una cena luculliana e due birre in corpo, pantaloncini e maglietta e 12 gradi... ma ce la posso fare.

Ce la faccio, anche se l'assenza di fanali mia e di un paio di marmocchi rende possibile un improbabile nonché disastroso "assalto alla bicicletta". Disastro evitato: mica siamo all'Heineken Jamming Festival. Arrivo in albergo, dove parcheggio la bici, e mi strascico fino alla reception. Qui un ragazzo un po' panzuto (mica poteva fare 18 ore al giorno la bella biondina di oggi pome) mi aiuta per mezz'ora - povero diavolo! - a decidere il mio itinerario di domani. Mentre la cameriera mi consigliava di puntare nel far east fino a Lindbau (la Venezia del nord la chiamano, mica ci potevano rubare solo la pasta!), lui mi consiglia di andare verso il far west (10-20 km direzione Immenstad) e di vedermi la bella Meersburg e l'isola di Mainau. Risultato: non ne ho ancora un'idea, non so se andrò in bici o in nave o in bus, non so se andrò a est verso la Venezia bavarese,  o a ovest verso Mainau, dove c'è anche la bella ma impronunciabile località di Unteruhldingen, con il suo splendido Pfahlbaumuseum (la risposta è ovvia: certo che sto copiando da un depliant!), un museo di palafitte originarie dell'età della pietra!

Alla fine lo ringrazio e mi incammino per i tortuosi passaggi dell'hotel Strausse (la Fedy mi è testimone) e mi vien voglia di farmi una nuotatina in piscina, dalla quale passo quatto quatto con le scarpe. Meglio di no, ché ho la pancia gonfia. Esco dalla piscina e, dall'altra parte della porta, chi ti trovo? Il panzuto recepzionista. Ci prendiamo un colpo entrambi, ma lui si riprende per primo e, con sorriso affabile, mi dice: "Stiamo andando dalla stessa parte". Gli faccio capire con un sorriso ironico, imbarazzato ma soprattutto etero che IO sto andando verso camera MIA e spero che questa infelice coincidenza si fermi qui...

Entrato in camera, attacco - o forse dovrei dire attracco, vista la mole - tutte le mie prese di corrente. Computer, palmare, carica macchina fotografica, multipla, CF, mouse, cavetto ethernet. Finalmente crollo sulla sedia: il computer è acceso, la connessione Ascroc funziona, e io sono un uomo felice. Anzichè fare vacanza, posso finalmente fare ciò per cui son stato messo al mondo: chattare e scrivere a voi ingrati (o almeno QUALCUNO, che dice che sembra un diario delle elementari) quel che ho fatto oggi. Prima però ho fatto in tempo - complice il mio amico Gigi - a ordinare un bel monitor LCD supersochmel da 32 pollici (svendonsi per l'occasione 32 mignoli a 2 euro l'uno), che andrò a ritirarmi indisturbato in via Lame next week. Ve' mo' che bello shopping da remoto!!!

Non vedo l'ora di staccare di scrivere sto cacchio di diario per andare a nanna. Appunto.

Domenica 17

Sveglia di buon'ora alle 7.50. Colazione supervitaminica (due piattoni pieni di fragole e yogurt).

 Alle ore 9.27 sono alla fermata poc'oltre l'albergo in direzione ovest, per Meersburg.
Entro e mi siedo di fronte a due belle ragazze autoctone che conversano amabilmente in una lingua a me ignota e, di quando in quando, mi sorridono. Sarebbe un bel colpaccio se scendessero alla mia fermata. Poiché (ad Adams fischieranno forse le orecchie) i nostri lettori sono proni agl'infarti, ci sentiamo di anticiparvi fin da subito che non succederà.
Intorno alle 10 arrivo a Meersburg, un'antica cittadina del lago, nota per aver dato i natali alla celeberrima scrittrice e poetessa Annette Droste-Hulshoff, e per aver ospitato per qualche secolo i principi-vescovi di Costanza (vi ricordo infatti che, in Germania, per qualche secolo furono al potere principi tedeschi, che vennero investiti anche di un potere temporale, grazie alla liberalizzazione dell'azienda Cristianesimo, operata dal famoso industriale Lutero). A ciò è dovuta la presenza di un bellissimo nonché cupo castello antico, a fianco di un castello nuovo, sede di un museo d'arte, che ovviamente non ho visitato. Ma non divaghiamo.
 Lasciato l'autobus alle 10, mi trovo davanti ad una pasciuta chiesa. Scendo verso la città bassa, attraversando stradine molto caratteristiche, con buffi negozietti di souvenir. La città è semideserta (vi ricordo che è domenica mattina: i giovani stanno ancora dormendo e gli anziani sono in chiesa! O almeno credo...) e mi guardo indisturbato la solitaria piazza del Castello Nuovo. Arrivo finalmente davanti ad alcune terrazze, da cui capisco che sono ancora nella città alta: il lago è splendido, pieno di barche a vela, catamarani e ferries, che portano gl'ignari visitatori da una parte all'altra del lago, collegando seamlessly Svitzeha, Austria e Alemagna.
 Sbuco ad un certo punto in un vicolo che porta al castello. La mia guida dice che lì vicino c'è il mulino più grande della Germania, con i suoi 8 metri e mezzo (non so se di raggio o di diametro, diciamo che a occhio ha un diametro di 13 metri + o - 5). A fianco dell'ingresso c'è un'effigie della scrittrice che ha lasciato un segno nella poesia tedesca e - perchè no - anche mondiale. L'ingresso al castello sa di cupo e tetro, e ci sono così pochi turisti che ho quasi paura di entrare. La guida non mi lasciava scelta, però: pare che ci siano segrete, camere di tortura, sale dei cavalieri, ma soprattutto l'imperdibile studio della nostra amica Annette! C'è poi una famosa torre (la torre di Dagoberto) che pare sia stata eretta niente popò di meno che dal famoso Dagoberto, della dinastia dei Merovingi, re di Francia (la cui tomba avrò immancabilmente visto ad aprile a Saint-Denis). Pago, scambio frequenze dell'udibile con la receptionist, il cui finale sono fonemi tipo 'danche' e 'zenchiu', dopodiché entro.

La sala riunione dei cavalieri Le guide hanno tunichini blu e cordoni bianchi: sono sicuramente popolani della Melangola in vacanza in Germania; ne ho dovuto filmare uno, perché non ci si crederebbe. Mi aggiro per il castello mentre il popolano spiega in un forbito tedesco a tutti gli astanti i pregi del castello e... beh, mentirei se dicessi che so cosa diceva. Fortuna che mi è stata data una guida in inglese, che leggo avidamente. Ciò che fa specie di questo castello è che sembra un trait d'union tra medioevo e controriforma: vi si trovano le sale del trono e dei cavalieri, che hanno un che di vichingo: spoglie, con tavoloni di legno, armi e pelli d'animale, e una zampa d'animale che veniva usata per bere la birra. In un'altra sala vedi cannoni, feritoie, quadri, solite cose insomma. Qua e là sei obbligato a entrare ed uscire da un giardino che ti offre una splendida vista: o del lago, o delle casette del villaggio. In una sala vedi un foro che dà su una 'segreta': lì venivano messi i prigionieri a morire di fame; è piena di monete... evidentemente gli antichi abitanti della casa non sapevano che le monete sono poco nutrienti, almeno con apparato digerente umano.
La visita finisce e rammento di non aver visto la torre di Dagoberto, né la sala torture ed i 'tesori della corona'. Brontolo con la receptionist: vuoi mai che ho sbagliato a seguir le frecce rosse... ma no, la tipa mi dice che la visita dura 40', viene fatta ogni ora e solo in lingua crucca, e lei mi ha evitato di comprare quell'add-on. La ringrazio e me ne vo.
 Esco dal castello e passo dal vicino castello nuovo: credo sia stata la residenza dei signori di questa terra negli ultimi secoli; ora è adibito a museo d'arte. Dicono sia molto bello, e le foto che ho visto lo dimostrano; ma il tempo è poco... e l'arte non è per me. Mi concedo 5 minuti nell'incantevole giardino lì fuori e scatto qualche foto dal balcone. Giro poi per il paese ad ammirare la splendida architettura caratteristica. Arrivo a un delizioso crocevia, dove due tipi stanno suonando un pianoforte a bacchette (si chiama xilofono? Non ricordo) ad una velocità da capogiro. Vorrei farmi impiantare nelle falangi delle bacchette di legno, così da surclassarli con Firth of Fifth versione celtica, ma non c'è tempo e, soprattutto, odio i frammenti di legno quando mi si infilano nelle dita.  Questo borgo è davvero delizioso, e le mie foto lo dimostrano. Frattanto si è fatta gente: evidentemente i turisti sono scesi dal letto.
Scendo verso il lago: ormai è ora di cambiare aria. Il lungolago è splendido, ricorda quello di Friedrichshafen, ma qui è più turistico: sono solo ristoranti, gelaterie e negozi di vestiti. Passeggio un po', poi decido di andare a comprare il biglietto per l'isola di Mainau: dalle foto sembra tutt'un fiore. Il biglietto comprensivo di ingresso all'isola è così costoso che devo vendermi i calzini gialli e 3 orologi d'oro: spero ne valga la pena. Ho una mezz'oretta prima della partenza: ne approfitto per mangiarmi un gelato. Entro in gelateria e la signora saluta il mio cliente-predecessore con un 'ciao'; da lì cominciamo una conversazione in italiano nordico... mi consiglia di vedermi Costanza e dice che il suo gelato è il più buono che lei abbia mai mangiato. Rincuorato, mangio il suo gelato con rinnovato vigore e me ne esco verso il porto. Anche qui, come a Costanza, c'è una
strana statuastatua molto particolare, che farebbe venir voglia di traslocare a qualunque cattolico. Ma questi protestanti sono così: irridenti e derisori. Nella statua c'è una brutta donna anziana con sguardo da demone, nuda, che fa per tuffarsi. Dall'altro lato c'è una specie di sfera, dove venivano rinchiusi certi torturati nel medioevo ed esposti al pubblico ludibrio; nella sfera tre persone, di cui una è una signora con la gonna spalancata, da cui esce un enorme pesciolone. Ah, questo popolo di simpatici  pescatori!
  Il viaggio in barca dura una ventina di minuti; unica cosa degna di nota, a parte la bella tedesca di fianco a me - ma il moroso non sembra molto contento dei miei sguardi - è un gabbiano che sembra voler fare a gara con noi: la cosa impressionante è che il suo moto relativo con la nave è un ordine di grandezza inferiore al moto relativo alla terra, il che sembrerebbe indicare che stia effettivamente giocando con noi! Intanto deliziosi zeppelin girano sulle nostre teste.
Man mano che ci avviciniamo all'isola, la vista si fa più bella. Come arrivo sull'isola di Mainau (sono le 12:46 circa), ho un po' di vertigini: c'è un carnaio di gente, un ristorante sembra sfornare tonnellate di pesce, spretzle e birra per tonnellate di consumatori. Costanza è dietro un'ansa e quindi fuori vista, ma da qui godi un'ottima visuale del lago principale e di un buon pezzo dell'untersee (la biforcazione nord del Lago). Qui i giardinieri hanno infiorato un'intera isola, togliendosi ogni sfizio possibile. Si comincia con una serpentina di fiori, poi una cartina della zona, le cui parti sono realizzate con fiori diversi; vengono poi mimati giardini italiani e francesi e vedo specie di fiori molto particolari, che non ho mai visto né in Giappone, né nell'orto di mia mamma.
   A un certo punto vedo una deliziosa scalinata circondata di fiori, con un rivolo d'acqua che scende. Scoprirò poi dalla guida che era un tipico giardino italiano a gradoni (tipico de che? Della Liguria? A casa mia non lo facciamo così, tantomeno con dei vasi enormi che ti regalano dopo 50 cene al cinese). Comunque, molto bello. Leggo poi (e fotografo a futura memoria) che c'è un'isola in Italia nomata 'isola di Brissago', gemellata con Mainau e fatta allo stesso modo: devo assolutamente vederla. Così come i giapponesi disseminano il verde dei giardini zen con 'focolari' di pietra, questi crucchi cosa ti mettono per rompere la monotonia dei fiori? Silhouette di donnine nude un po' deformi.. spero di potervi cadaunare un'immagine per farvi capire. Strani son strani... Dopo innumerevoli varietà di rose (ogni anno a luglio fanno una serata di gala, in cui la rosa più bella viene premiata con 3000 €, se ben ricordo!), mi ritrovo davanti ad una maragliata notevole; lo dico in senso buono, anche se è una cosa più da giapponesi che da elveto/alemanni (perché, sì, ammettiamolo, questa precisione è almeno di mamma svizzera!); un lunghissimo pavone è stato ricamato a bonsai e, sul suo manto, sono stati fatti crescere fiori di varie tonalità, così da rivestirlo con una texture multicolore, ma comunque ricorrente. Bello davvero. Mi faccio un paio di autoscatti, quando una bella biondona che lavora per il palco si ferma a farmi due-tre foto. Mi dice che lavora al farfallario, e dopo la cercherò. Ma torniamo ai fiori. Dietro il pavone che ti hanno fatto? Un enorme gnomo (fate conto un incrocio tra i sette nani, Shrek e gli gnomi dei Loacker) della dimensione di una casetta, tutto rivestito di fiorame, che ne va a descrivere un cappello, una barba e una postura da divo di Hollywood. Godevolissimo.
 Arrivato quasi a fine isola, chi ti incontro? Un'altra opera simile alle altre, ma di impareggiabile valore per un Hoefstadteriano come me: un meta-fiore! Hanno infatti ricamato a mo' di bonsai un grandissimo fiore rosso, la cui chioma è rivestita di fiori. Una trovata davvero geniale. Con qualche miliardo in più e un'isola più grande, si potrebbe fare un meta-meta fiore, ovvero mettere insieme qualche migliaio di questi fiori e fotografarli dalla luna o - perchè no - da uno zeppelin. Una cosa alla Mario Bros, se ricordate la pubblicità. Ma non divaghiamo.

    Torno indietro per il lato alto dell'isola (è infatti una specie di collinetta) e mi imbatto in vegetazioni notevoli: un campionario di alberi enormi e di varie provenienze, laghetti con ninfee, e finalmente eccolo: il farfallario (voi ridete, ma se vi dico il nome in tedesco vi faccio venire il mal di testa!). Entro in una specie di serra con una rigogliosa vegetazione, dove svolazzano da tutte le parti farfalle di vario tipo e tinta. Qua e là ci sono dei piatti con arance e zucchine, di cui evidentemente sono ghiotte. Le foto a queste farfalle sono l'ultimo dei miei vanti; oddio, non che ci volesse un grande fotografo, ma l'effetto è davvero bello. Faccio macro a destra e a manca, a farfalle in volo e farfalle sui fiori. In ogni caso è dura prenderle: svolazzano ovunque, ma la tinta dell'ala spesso è asimmetrica, e solo quando sono in volo noti le sfumature azzurre che non vedi ad ali chiuse. A un certo punto c'è una cascata, al cui centro vi sono alcune tartarughe; da un antro sbuca una statua di donna nuda che non potevo fotografare... davvero una bella visione, e non dico solo per la donna; l'acqua, la vegetazione... tutto è da cartolina. Torno passando per una mini foresta di alberi enormi verso l'ingresso principale.
  Dall'alto si gode una vista suggestiva dalle terrazze che danno verso sud... peccato solo che Costanza sia coperta da un lembo di terra. Trovo poi una fontana con una splendida statua, una serra, e un enorme palazzo adibito a nonsoché. E' ormai ora di andare a Costanza in autobus, e mi incammino alla fermata. Lì sento due sardi parlare e mi informo con loro sugli orari. All'interno c'è una bella rossina (che rivedrò un paio di volte per la città con un'amica), che mi aiuta ad arrivare a Costanza.
  Decido di seguire la guida che ho comprato e di fare un giro diverso da quello dell'altra volta. Passo un attimo dal porto, per vedere gli orari per i catamarani che mi riporteranno a Friedrichshafen. Salgo dunque fino alla famosa piazza MarktStatte (bellissima e piena di gente; architettura a parte sembra un pezzo di Italia o di Francia) e curvo a sinistra per andare all'Orologio. Qui si diparte un mercato delle pulci di dimensioni chilometriche (non sto scherzando). Per fare qualcosa di diverso lo seguo verso ovest, per vedere se c'è qualcosa da comprare. Peraltro gli organizzatori hanno tutti la maglietta gialla, il che mi fa pensare che sia un distaccamento del Fittone, di cui il Gran Maestro non mi abbia messo a parte per farmi una sorpresa.
 Dopo un paio di km, arrivo al confine svizzero e penso: "Ehi! Ma io non sono mai stato in Svizzera!". Passo lo sguardo per niente vigile dei doganieri, per ritrovarmi in un mercato delle pulci in cui i prezzi sono in CHF anziché in EUR: rien de quoi. Quando le mie gambe urlano di dolore e mi rassegno al fatto che non vedrò mucche lilla, né bionde ragazze con lunghe trecce che mi regalino cioccolato, torno indietro. Rientro a Costanza dall'Orologio, uno dei quattro angoli della città vecchia, e mi dirigo verso la cattedrale.
municipio     Grazie alla guida, stavolta non mi perdo il municipio, che sta dietro le famose iscrizioni di Federico II (se non erro fu ricevuto e incoronato dal Papa proprio a Costanza, e per loro è un bel vanto). Nel basso medioevo il municipio era il centro dei mercanti di lino e dei tessitori (una delle industrie più facoltose dell'epoca). Lasciatemi dire anche che la costruzione davanti al porto, insieme alla cattedrale, ha ospitato l'unico concistoro che ci sia mai stato al di fuori dell'Italia... un lunghissimo Concilio in cui furono icsati 3 papi e ne fu eletto uno (Martino V, se ben ricordo, che di famoso credo abbia avuto solo questo contesto!). Questa volta decido di entrare nella cattedrale. La navata principale è spoglia, pare infatti che nel 600 un prete italiano cattolico abbia suggerito ai suoi di depredarla... sapete, dispute controriformarole. Forte della guida, seguo una viuzza di fianco all'abside, che dà in una specie di alveolo, dove ci sono 3 dischi d'oro. C'è un'intera ala della chiesa, al di là; l'unico problema è che la maggior parte delle porte son chiuse. Mi ritrovo in un giardinetto, sono a casa di qualcuno, ma il cancello è chiuso... dopo varie peripezie riesco a tornare all'aria aperta, fuori da ogni cancello. Sono un uomo libero. Scendo verso il mare per vedere una chiesa di Gesuiti (che, dopo Montanelli, odio per partito preso). E arrivo al Reno.  Qui rivedo la mia rossa del bus e il mercato delle pulci (ebbene sì, arriva fin qui!).
Mi tolgo infine un'infantile soddisfazione. L'ultima volta che ero venuto a Costanza avevo comprato una Coolpix L4 che - ahimé - fa video ma senza audio. All'epoca io, bello come il sole, avevo fatto uno sproloquio di 6 minuti sul 'ponte di mezzo' in quella splendida giornata, per poi scoprire a casa che non si vedeva altro che un deficiente muovere la bocca per 6 minuti. Decido quindi di fare un bel filmino della zona. Vado poi verso il mare, stando attento a non farmi uccidere da qualche bicicletta (qui non puoi camminare sulle ciclabili, pena la morte... e senza processo!).
Le mie gambe stanno gemendo. Sono stanco, ho mangiato due gelati in tutta la giornata e ho preso 8 ore di sole. Torno verso il porto ed entro nel mio catamarano, dove farò un sonnellino. Ho però dimenticato di dirvi una cosa molto interessante: la statua che troneggia nel porto di Costanza è di una meretrice (lo si vede perchè ha una gonna che lascia uscire una gamba) che regge in mano due statuine: erano il Papa e il Re di allora. Il fatto che una città così intrisa di cristianesimo possa mantenere uno sfottò simile aiuta a capire qualcosa di più: sia sulla statua di Meersburg, sia sull'aria rivoluzionaria e calvinista che si respira qui... sarà l'aria di montagna?
Un numero ricorrente, il K42... Sul catamarano mi addormento: il sole preso oggi mi picchia in testa peggio di una sbronza. Mi risveglio a Friedrich nel porto, dove vado a cercare il bus per il ritorno all'albergo. Unica nota: di fronte al famoso museo del Graf Zeppelin c'è un palazzo con la scritta "K42". Dev'essere un numero ricorrente; Averardo sarebbe fiero di me.

Sono cotto, non so per le lunghe camminate o per il sole che mi ha picchiato in testa per 10 ore consecutive... comunque un mal di testa da alcool senza aver toccato alcool. Vado a mangiarmi un bel filetto nel solito ristorantino in fondo alla baia di Fischbach, con birretta annessa. Alle 22:30 crollo a nanna. Sveglia comoda alle 8.

Lunedì 18

Argh! La sveglia - non so come - non ha suonato. Sono le 10:12 quando mi sveglio, mi doccio di fretta, chiamo la reception per sapere se la colazione sia ancora disponibile (non rispondono), mi fiondo a far colazione e, quatto quatto, biascico 2 parole in inglese; le ragazze mi rispondono qualcosa in tedesco ed io, senza troppi problemi, mi riempio 3 piatti con quel che avanza delle pirofile. Comincia la mia ricerca del dentifricio perduto (l'ho finito l'indoieri mattina!), che si esaurisce dopo 5 secondi perché un recepzionista (MAI l'avrei chiesto alla bella bionda di sabato) mi regala un kit da viaggio spazzolino e dentifricio lillipuziano. Fino a stasera sono a posto.  

Vado a lavorare e l'indomani mattina rientrerò in Italia..

 
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