Diario di Istanbul •PDF• •Print• •E-mail•
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•Written by Riccardo Carlesso•   

La mia adorata Yeni CamiAbstract. Diario di una settimanina passata a Istanbul in compagnia di I. Una sera di dicembre conosco a un aperitivo una ragazza. Chiacchierando, esprime il desiderio di farsi un viaggetto e poco dopo propone Istanbul. Memore di quel che il mio amico Indro mi ha detto di Istanbul come ponte tra oriente e occidente, ero troppo curioso per non volerci andare!!! Ed eccoci a improvvisare questo viaggio tra due sconosciuti accomunati dal comune amore per i viaggi.

Martedì1 - Partenza

1540 Primo Gennaio di questo nuovo anno pieno di domande ma ancora senza risposte (diamogli tempo, crisbio!). Il taxi aspetta sotto casa I. e me, dopo un briefing prepartenza. 1550 Arrivo in aeroporto (mezzo vuoto). Checkin, caffè, controllo con perquisizione.1900 Arriviamo a Malpensa. Tra un'ora e mezzo abbiamo l'imbarco. Mentre chiacchieriamo sul da farsi a Istanbul, il vicino di sedia ci suggerisce un ristorantino sciccoso che sta dentro a un'antica cisterna romana, che prontamente annotiamo. Ci diffida inoltre dal camminare soli la sera, ci consiglia di andare in taxi ai ristoranti del centro, e con essi tornare, piuttosto che camminare 1km a piedi. Ci consiglia anche la torre di Galata, che in cima ha un buon ristorante dove occorre prenotare.
L'aereo parte con poco ritardo (è un Always Late In Takeoff Always Late In Arrival d'altronde!) e arriva alle 0045 ora locale (una in più di noi), dopo che I. e io si è chiacchierato amabilmente x tutta la traversata. Pare che Mustapha, dell'albergo, mandi qualcuno a prenderci. Per la prima volta in vita mia, arriverò a un aeroporto dove qualcuno mi aspetta con un cartello con scritto... beh, il nome della mia compagna (ma è già un passo avanti!).
Prendiamo valigie e usciamo all'Aeroporto di Ataturk ma, come in Dude where's my car, non c'è nessuno. Il servizio limo chiede 50£ turche, un taxi fuori ne chiede 35-40£ (1€ vale poco meno di 2 lire, da cui il detto "un euro vale due lire").
Saliamo e comincia il nostro iter per la città. In primis mi ricorda molto Tunisi, vuoi per le scritte e i palazzi rarefatti indice di una ricchezza distribuita a grana coarsa (chiedo scusa ai non-ingegneri per il lessico, e se dite "parla come mangia", sinceratevi almeno di chiedere a chi mi conosce come mangio). Entrando in città, tutte ste palme lungo il viale Kennedy mi ricordano Alghero. In lontananza scorgiamo le maestose guglie di Topkapi/AyaSophia. Siamo senza parole.
A un certo punto, il nostro tassista (che per uniformità di trattazione chiameremo Mustapha) si ferma. I ed io siamo sbigottiti. Il tipo prende il nostro foglio con indirizzo dell'albergo e va a suonare a casa di qualcuno. Dopo aver dissertato in turco, torna con aria di chi la sa lunga. Continua 20m e si ferma. Siamo imbufaliti dalla poca professionalità ma - inaspettatamente - pare che siamo arrivati. Sono le 2:00, e il concierge ci chiede amabilmente se l'aereo fosse in ritardo (dimentico di averci tirato un pacco clamoroso, ma vogliamo rincuorare il lettore anticipando che gliela faremo poi pagare al momento di saldare il conto).

Mercoledì 2: Gli éncontournables di Sultanahmèt: Moschea Blu, AyaSophia, Topkapi.

La Moschea Blu vista da 'dietro'

Sveglia ore 830. La microcamera iper-rumorosa ci sta davvero stretta. Colazione con yogurt e papaya e fuori x vedere le più belle costruzioni della città vecchia: Moschea Blu (aka Sultan Amhet), la cisterna romana e Santa Sofia.
Spioviggina, il cielo è buio, ho dormito 6 ore: insomma la giornata comincia male (peraltro tutti fumano come turchi e io ho smesso di fumare da solo un mese!!!). Nel giro di 5' di camminata giungiamo alle esili e distanti guglie della Moschea Blu: fu costruita intorno al 1600 dal sultano Ameth (donde il nome del quartiere) per rivaleggiare con la millenaria Santa Sofia. E da fuori devo ammettere che vince per 8.5 a 8. L'interno è quello di una enorme basilica bizantina a base circolare sostenuta da 4 mastodontici pilastri. Scritte arabe ovunque, piedi scalzi e molto buio. Mille lampadari pendono dal soffitto tessendo una fitta e intricata tela di fili neri, per arrivare poco sopra la mia testa.
cisterna romana 1 cisterna romana 2Usciti, non passiamo dallo splendido giardino del sultano perchè l'attenzione di I viene calamitata dalla cisterna/basilica romana (nota anche come Yerebatan Sarayi) alla nostra sinistra. Che sia il pub di cui ci parlava il tipo ieri in aeroporto? Entriamo ed è buissimo, ci sono colonne su varie file su una pozza d'acqua alta sì e no mezzo metro eppure enorme (circa 10'000 mq). Rimaniamo davvero colpiti da questo lugubre e angusto antro tetro (dove s'entra dal di dietro), che in me rievoca immagini da Moria di Tolkien, The Lamia dei Genesis, e un po' il tempio maledetto di Indiana Jones. Ci sono 2 passerelle in cui andare, in fondo alle quali due colonne con alla base antichissime statue di Medusa (di cui una storta, evidentemente gli artisti eran più bravi dei facchini).
  Dopo entriamo nella meravigliosa chiesa di Santa Sofia. Forse l'aspettativa era troppa, forse i lavori in corso che ne coprono metà (da terra al soffitto!), forse perché c'è brutto tempo e la chiesa è buia, insomma rimaniamo un po' delusi. Questa chiesa data 537 e fu ricostruita più volte: quel genio di architetto (probabilmente un ingegnere che aveva cambiato facoltà dopo il primo anno perché  di là c'era più gnocca) è riuscito a mettere in piedi un insieme di cupole e cupolotti che si sostengono l'un l'altro in modo incredibile. Non vi tedierò sul Cristo Pantocratore, sui trenta milioni di tesserae dorate che sembra di stare a Sant'Apollinare in Classe, o sulla Loggia del Sultano. Ciò che più mi colpisce è sta cupola che sta su. E come dice la nostra LP, per capire che miracolo sia basta osservare da dentro e da fuori le due sorelle (Ayasofya e Sultanahmet) per notare come sian simili di fuori mentre da dentro la cupola della moschea blu sia retta da 4 colonne larghe come centenarie sequoie. Un plauso all'architetto, uno in meno ai beni culturali turchi per la conservazione, l'illuminazione e i lavori in corso. Troviamo anche la tomba di Enrico Dandolo (non è un cognome ma un consiglio), Serenissimo Doge venesiàn.
1235 Usciti dalle grandi moschee, ci fermiamo in un caffè di fianco a S. Sofia al bar Adonin (io prendo un caffè, I. un thè). Torniamo all albergo per cambiare la lillipuziana e rumorosa 101 in una comodissima 205 (che scopriremo la sera avere il riscaldamento pacco).
  1400 usciamo dall'albergo e costeggiando il mare arriviamo al tanto declamato Topkapi. Kebappino (qui lo chiamano kebap) en passant e entriamo poco prima delle 15.
Vediamo un sacco di cose, a cominciare dall'harem. Interessantissimo parallelismo con un alveare: i tetti spesso sono a nido d'ape, la mamma del sultano si chiamava Regina Madre, e le concubine erano TANTE... e quindi defraudate della propria identità. Questa similitudine mi colpisce in maniera molto forte, mentre I. non sembra essere toccata da questa mia fulminea agnizione.
Poi vediamo mille stanze con tesori, armi, sala delle udienze. Troviamo anche l'improbabile verga di Mosè, e l'impronta del piede di Maometto (no comment). Quanto a feticci mistici i turchi rivaleggiano con noi italiani!!! Mi pare anche di leggere che dopo vari bombardamenti e guerre la Kaaba (l'enorme scatolone d'oro che contiene la Pietra Nera sacra ai muslim) sia stata portata qui. C'è il contenitore d'oro della Pietra Nera, pezzi di arcate dorate, e altro. Il sole va giù, e a poco a poco cominciano a cacciarci. Ho un senso di deja vu, dato che anche alla discoteca Topkapi al lido di Spina una volta ho fatto chiusura.
Verso le 1700 ci cacciano davvero. Usciamo allo scopo di farci un thè, che col tempo diventa fame di qualche pasticcino e che I. trasforma in voglia di cena all'inglese - non di gusto chiaramente, ma di orario!!!
Siamo stanchi morti di camminare, ma ciò non c'impedisce di farci 3 lire di castagne geneticamente modificate, poi 10 lire di dolcetti misti ai pistacchi, e infine a rifugiarci nella splendida moschea vicino al porto di Galata, La mia adorata Yeni Camila Yeni Cami. Anche qui una tela di fili neri sostiene vari lampadari, e poichè siamo stanchi ci sediamo e - per non essere fuori contesto - ci mettiamo a parlare di religione. 
Facciamo un giro per le viuzze del bazaar in chiusura, ritorno per viuzze di salita per Santa sofia e infine approdiamo a un ristorante carino alle 1915, dove ordiniamo un piatto di Kebap e un antipastino a testa. Birra per I. e acqua naturale x me, tra gli sguardi sbigottiti degli astanti (vi ricordo che in paesi musulmani non è normale che una donna beva).
Chiacchieriamo amabilmente fino alle 22 dopodichè camminiamo verso casa, arrivando all'improbabile orario delle 2210. Nanna che domani ci si alza presto.

Giovedì 4: Gita fuoriporta: un Bosforo sotto la neve. Istiklal e 360.

Sveglia 810. Usciamo dalla camera alle 850 per la lentezza pachidermica di I. Colazione, e ci si incammina verso il ponte di Galata alla ricerca della nave per la gitarella fuori porta sul Bosforo. Sei ore di viaggio (con una pausa pranzo di due ore e altre pause minori). Quasi dimenticavo: nevica che Dio la manda (suppongo che faccia a metà con Allah a seconda della costa che bagna).
1035 Partenza con la Public Ferry Excursion da Eminonu (intersezione tra Corno d'Oro - un fiordino che taglia la Istanbul europea in Città vecchia o Sultanahmet a sud e Beyoglu a nord) in direzione Bosforo (che invece taglia la Istanbul europea da quella asiatica secondo un asse verosimilmente sud/Nord).
  Usciti dal ponte di Galata, guadagnamo il Bosforo verso nord, tenendo la costa europea. Il cielo è buio, la visibilità della costa asiatica pessima. Davanti a noi ci passa davanti uno splendido palazzo che non riesco a collegare ad alcunchè sulla mia guida.Dopo pochi minuti siamo all'elegante sobborgo di Ortakoy (villaggio di mezzo), e ammiriamo la Moschea barocca Buyuk Mecidiye Camii e subito dopo l'imponente ponte sul Bosforo.
Dopo si staglia un sobborgo piena di case ottomane un po' fatiscenti di Arnavutkoy (villaggio albanese).
 Vediamo poi apparire il Rumeli Hisari (Fortezza europea), una grande fortezza con 3 torri che Mehmet il Conquistatore fece costruire ai suoi 3 Visir nel 1452 in soli 4 mesi, pena la loro vita!Passiamo il secondo mastodontico ponte sul Bosforo. Mentre ci allontaniamo un po' dalla costa in prossimità di una cittadina a me ignota, approdiamo a Kanlica nella east coast alle 1125.
Ripartiamo dopo 30 secondo e vediamo stagliarsi sul lato europeo Emigran, un porticciolo/villaggio molto carino.
1133 Siamo a Yenikoi, e sembra ci vogliano sbarcare. Salendo allegramente, alle 1145 vediamo Tarabya (inizialmente chiamata Therapeia x l'ottimo clima!), splendida meta della Istanbul più ricca, non fosse per l'orrido Grand Hotel.
1150 lo stretto si apre un po' a ovest e si stringe in un'iperurbanizzata Sariyer, città che vive da sempre di pesca, rinomata insospettabilmente per i ristoranti di pesce.
La fortezza del Rumeli KavagiSulle 1200 partiamo verso la nostra meta definitva, Anadolu Kavagi. Passaggino per Rumeli Kavagi. La parte più interessante è costituita da un guardiamarina turco che gesticola x far approdare la nave, e intanto jogga buffamente (visto il fisichetto da 70ennne) per combattere il freddo.Fermiamo al porto alle 1215, con pranzo libero fino alle 1500.C'incamminiamo verso il castello (Yoros Kalesi). E' una roccaforte su lato asiatico che giace quasi all'arrivo sul Mar Nero in un punto stretto e strategicamente vantaggioso, iniziato dai Bizantini e fortificato dai genovesi nel 1300. Arrivati in punta non è un granchè: le viste mozzafiato del mar Nero e del Bosforo sono annullate dalla neve che scende copiosa dalle nuvole. Il clima è pessimo: quando la neve non ci sferza il viso, comunque cielo e circondario sono grigi e bui. Quel che è peggio, le foto escono oscene.
Rimaniamo fino all'una poi scendiamo.
Passeggiamo random fino alle 1340 tra negozietti e istigatori di ristorante ("entra qui, ah italiano! I love Italia, I reserve a table 4 u, dorade 11£ but 8£ only because its YOU!"). Ci fermiamo in un ristorantino di pesce di fronte al molo a farci un'orata o una zuppa.
Ripartiamo alle 15 alla volta di Istanbul. Prendiamo per Rumeli Kavagi prima di fare dietro front; scendiamo verso sud e mi accorgo con sommo rammarico che stiamo rimanendo sulla costa europea.
1550 siamo di nuovo a Kanlica dove la dfferenza con l'andata sono le cime spruzzate qua e là di bianco.
Siamo tutti stanchi, i vetri sono appannati, e gli astanti si ingubbiano dopo un pranzo ittico (vi sfido a non 'abboccare' a quei risoratori!).
  Attracchiamo alle 1620 e già che ci siamo attraversiamo il ponte di Galata verso la zona ricca. Viuzze varie che mi ricordano Valparayso e Genova (altri porti di fama mondiale) si inerpicano su e giù per un terreno collinoso. Vie a tema con cose elettroniche, chitarre e pianoforti mi mandano in visibilio. Arrivati nella famosissima Istiklal Caddesi (la Oxford Street istanbulese), i negozi diventano vieppiù da donna che da uomo, e piacciono sempre più a I. e viemmeno a me.
1715 Ci fermiamo in un chiccosissimo caffè francese di nome Robert's Coffee. I. ordina un caffè turco (dall'odore mi ricorda quello al plutonio assaggiato in Tunisia). Io prendo un thè (lo champagne dei thè, secondo il menu, che I conosce e io da bravo ignorante no).
1840 Sbuchiamo in Piazza dell'Unità, dove finisce la via Indipendenzaa istanbulese. Dopo una breve pausa scendiamo
1955 dopo varie vicissitudini infine troviamo il mitico e carissimo 360, saliamo al sesto piano. Il posto è MOLTO trendy, anche se si sa prendere un po' in giro. La vista a 360 gradi al sesto piano di un palazzo è impagabile (e a mio matematico avviso, un po' cabalistica). Dietro il bar (il posto vale anche x l'aperitivo!) vedi le cupole di AyaSophia, Moschea Blu e Yeni Cami. Da bravo ferraese, io ordino un Unagi Sushi, e nell'attesa ci portano panetti mignon da tocciare in olio d'oliva. Di portata prendiamo dei fantasiosi piatti a base di kebap (nel mio caso con un peperone tempurato, verdure e salse, mentre I. in un letto di nonsochè e un ciuffo di patata a spaghetto). Il tutto annaffiato da un carissimo vino argentino (prezzo gonfiato dal locale e dalla religione, esperienza che avevo provato già in Turchia).
La splendida Torre di Galata di notte  Sulle 2145 finiamo di mangiare e usciamo. Passeggiata a ritroso fino all'albergo. Sotto il ponte di Galata faccio due foto alla splendida moschea prospicente (Yeni Cami), e più avanti faccio un paio di autoscatti notturni alla SPLENDIDA Moschea Blu. Il mio treppiede mi regala emozioni, spero lo faccia anche a voi. Questi colori notturni con cui le moschee sono illuminate di sera mi ricordano un casino le abitazioni dei non-morti in Warcraft 3.
2245 Arrivo in albergo. 

Venerdì 5: Solimano, Gran Bazaar,Tophane e Konak.

1000 Partiamo sul tardi dall'albergo. Questa volta dall'acquedotto saliamo la via dei baretti indefinitamente. Nevica che Dio la manda e sono tentato di tornare in albergo finchè Allah non cambia idea.
Lungo questa strada irta di negozi, scorgiamo la tomba del sultano Mahmud II.
1030 La bufera di neve ci costringe a riparare in un T-shop, alla ricerca di cotton fiock e calzini gialli (la pedonudità forzata nelle moschee mi obbliga a rischedulare la rotazione dei calzini e ad approvvigionarne di nuovi).
  1040 Vediamo una chiesa non ben precisata e semideserta (ed è venerdì!) dietro la splendida e giovine Yeni Kamii.
1045 Tuffo nel Gran bazaar, se ho ben capito è il bazaar più grande al mondo. Ricorda molto i Souk di Tunis, ma architettonicamente si vedono colonnati molto belli e le t-shirts rosse vanno un casino. Tra l'altro capitiamo in un'ala non illuminata e alle 1130 sbuchiamo al vecchio bazaar (il cuore più antico del bazaar).
  1200 Usciamo dal bazaar in zona universitaria, fotografo la bella porta "Zamboni" accanto a un'enorme moschea che scoprirò essere la Beyazit Kami. Comunque non ci fanno entrare xchè è ora di funzione religiosa, ci dicono di tornare all'una. Segue una ricerca disperata di un telefono pubblico ma riparato per I., e ci ritroviamo alla via della partenza (del t shop x intenderci). Doveroso chai per combattere il freddo della buferina di neve che divampa dalla mattina in un baretto di ultima. Torniamo indietro e alle 1320 finalmente entriamo al Beyazit Kami. La moschea è grande e imponente e così impressionante... che non me la ricordo.
Cerchiamo Solimano e non trovandolo ci addentriamo nel quartiere occidentale: molto tradizionalista, con donne coperte.. quartiere povero e popolare, dove vediamo l'acquedotto di Valente e torniamo a sud alla chiesa di Solimano. La più grande moschea di Istanbul ci delude un bel po' perchè i lavori in corso isolano la Moschea da noi poveretti, reclusi in un rettangolino di 20mq in cui una guida decanta le lodi di quel che sta al di là della coltre blu e noi poveretti possiamo solo immaginare.
  Di fianco alla chiesa c'è un bel cimitero ben decorato. Ivi sorgono due tempietti tombali; in uno c'è la tomba del re Solimano con un paio di sultani limitrofi e un paio di donne correlate (mamma e sorella direi): buffo che la tomba del re è la più grande e solo le tre maschili hanno una corona bianca stilizzata sopra la tomba. Solimano visse nel 1500 ed è ricordato per esser stato saggio e buono, mentre un suo Vsisir imperversava per l'europa conquistando terre, fondachi e mari di veneziani, crucchi e tanti altri.Affamati ma non convinti dai turisticissimi localini di fronte alla moschea, scendiamo verso il mare dal bazaar delle spezie. Riconosco una viuzza del primo giorno e ci tuffiamo in odori e colori molto intensi.
1520 Passiamo nella east coast. In una viuzza intravedo un'insegna con un nome familiare (Konak): è un buon ristorante letto nella guida: torneremci stasera. Poco più in là, ci fermiamo in un localino di frontissimo alla torre di Galata. La parte bassa è alla mano, mentre il primo piano (lo scoprirò durante una minzione speciale) è molto elegante e ha una vista splendida su torre e surroundings. I. ordina una specie di gulasch di kebap molto verduroso molto maiale eppur senzamaiale (siamo a Istanbul!) e io una zuppa d'agnello gialla e un mix di riso ai frutti e carni varie.
1620 Saliamo a panza piena sulla torre di Galata (finalmente!). Al settimo piano usciamo a far due foto e a prendere 2 ettolitri di freddo. Conosciamo una coppietta bolognese e facciamo scambio foto. La vista è deprimente, la foschia rende Topkapi e Moschee (a meno di 1km!) contorni confusi.
Fontana di TophanePiazza dell'Unità (credo Ataturk Square) Scendiamo per via delle Tofane, e lì ci guardiamo le moschee non riconoscendo la splendida fontana di Tofane.1630 Entriamo brevemente nelle moschee di Ali Pasa Camii e Nusretiye Camii.Ci incamminiamo in su da Tofane verso Piazza dell'Unità, poi scendiamo verso nord per svariati km per poi scendere da un parco innevato. Sbuchiamo magicamente in un quartiere molto Ginza.Alle 1830 entriamo in un baretto chic (Barneys): molto carino, mi faccio un thè verde giapponese. C'è anche la uairless e scarico 27 mail, di cui 24 di spam. Ci facciamo una splendida chiacchierata e il tempo vola.
2010 usciamo e camminiamo verso il Konak, ristorante suggerito dall Lonely vicino alla Torre di Galata. Arriviamo alle 2110. Prendiamo il Konak Kebap come suggerito dalla guida. Lo accompagno con un thè alla mela, cosa che disgusta il cameriere e I.Il piatto è ghiotto: carne d'agnello che giace su un letto di patate al forno e nuota in un mare di yogurt: molto greco.Sulle 2230 usciamo a far due foto sullo splendido terrazzo, dove peraltro stanno facendo delle riprese per una specie di film. La città è magica, il cielo si è schiarito e l'aria è nitida. La luce delle moschee sembra illuminarle prima di un improbabile decollo a mo' di Stargate.
Torniamo a casa insieme passando davanti ai grandi éncontournables di Istanbul. Alle 23 siamo in albergo. 

Istanbul Sabato: Uskudar e Bagno Turco!

 Pigra sveglia alle 815, colazione alle 9.00. Alle 10 andiamo verso il porto. 1045 siamo in nave per Uskudar (antica Chrysopolis e poi Scutari). Dato che c'è un raggio di sole non me lo lascio scappare: in 500 metri di mare, faccio un centinaio di foto.
1100 Usciti dalla nave, vediamo di fronte a noi sulla sinistra la Mihrimah Sultan Camii o Iskele Camii. Fatta fare da Solimano a Sinan x sua figlia, non è niente di che. Interessante però la parte esterna, il giardinetto e la dependance che ospita una specie di ospedale.1140 Passeggiamo verso il centro e bypassiamo la bella-da-lontano Torre di Leandro. 1150 Entriamo nella Rumi Mehmet Pasa Cami (il Greco). La più antica moschea di scutari, non è niente di che. Il tipo all'ingresso è talmente ossequioso che pensiamo di fare un'offerta più alta del solito (tenendo conto del cambio euro/lira, della bassa stagione, del vento e dell'effetto doppler, I. ed io avevamo posto un adeguata offerta a... zero).
 1205 finalmente Yeni Valide Kami (moschea della nuova regina madre): a mio avviso molto bella, tetra e verde in tutti i dettagli. Dentro una funzione religiosa vede molto uomini fare su e giù con la testa. Una guardia mi sorride e mi consente di fare foto. 1220 Bar e chai di rito nel centro della cittadina (molto vitale, sebbene più povera delle zone viste testé).Camminata random alla ricerca di altre chiese. Il mio senso dell'orientamento fa cilecca, ma I. me lo perdona. 1315 entriamo nella tomba Seyh Devati Mustafa Efendi camii.1345 Finalmente entriamo nel Sewmsi Pasa Kamii. Purtroppo oltre a mille cantieri per lavori sui moli pure la chiesa è chiusa e ci accontiamo di guardarla da fuori.
1415 Dopo una serie di pacchi asiatici prendiamo nave e torniamo nella moderna Eminonu: il lato asiatico non ci ha convinto granché.
1425 siamo sulla costa europea pronti a tornare a Galata. Torniamo nella mitica Istiklal Caddesi.1515 entriamo al Konak (stessa catena del risto di ieri) di via Istiklal e mangio un bel doner kebap. Non è all'altezza di ieri sera ma è gustoso. Passeggiamo e ci inoltriamo sul lato sinistro della via verso un albergo molto stiloso di cui I aveva letto nella guida.L'hotel è chiuso (I. è incazzata nera) e non sappiamo che fare. Gioco la carta bagno turco e incredibilmente I. accetta. Torniamo a Sultanahmet e tra varie chiacchiere esistenziali (chissà perchè finiamo sempre a parlare di cose serie?) trovo il bagno turco di cui mi parlava I. Women only, il cartello legge. Entro spavaldo e una donna mi urla di uscire. Attivo il pesce di babele ed esco alla ricerca dell'ingresso uomini (se non c'è, stavolta mi arrabbio davvero).   1650 Trovo finalmente l'ingresso uomini del  
Cagaloglu Hamam. Stando ad alcuni vistosi strisioni e ad una guida americana questa è una delle mille cose da provare prima di morire. Se Santa Sofia è un'altra, son già a quota due (3 col sushi?)!!! Crepi l'avarizia, mi regalo il più esclusivo massaggio da 50€ e già sento la fregatura quando vengo accompagnato nel negozio e costretto ad acquistare un guanto ruvido da massaggio (one shot) a più di 10€. Vado allo spogliatoio e un uomo baffuto che non sa l'inglese mi guida mano sulla schiena verso il bagno. E' una camera ottagonale in marmo con bucherelli nel soffitto (evidentemente chiusi, dato che non piove). Ci sono molti antichi lavelli per abluzioni simili a quelli fuori dalle moschee. Vengo avvicinato a uno e Abdul mi spiega a gesti come lavarmi senza sapone sbrodolando più volte dalla ciotola. Vorrei spiegargli che senza sapone è dura lavarsi, ma il mio turco e il mio linguaggio dei segni mi costringono a ripiegare su un 'sì' e un 'grazie'. Torno da Abdul che comincia a farmi cose turche: mi fa accomodare nella parte centrale della sala a pancia in su (prego di non avere erezioni ma fortunatamente baffi e mani callose mi tengono ancorato alla realtà). Mi massaggia ben bene e mi riporta al lavabo (in turco uskudarese 'lavabo', non ci crederete) dove comincia a usare un ingrediente che solo i massaggiatori conoscono in Turchia: il sapone. Scusate, mi autocensuro. Per 10 secondi usa il mio guanto di crine poi il suo mega straccio lavavetri in pelle di capra vetrata. La sensazione è notevole, credo si chiami peeling o slaughtering, fatto sta che a ogni grattata sento di perdere un etto. So che non è la dieta migliore del mondo, ma così è.
Dopo svariati massaggi, ci siamo detti il nostro nome (mi ha buffamente chiesto: "my name is:..?") e Turàn mi ha chiesto 3 volte se mi piaceva ("goot"?) e 5 volte se gli lasciavo una mancia alla fine (senza parole, facendo occhiolini chiudendo la mia mano sulla sua, sorridendo, etc).
 1810 esco verso l'albergo. 1920 I. mi costringe ad andare a mangiare e opta per un ristorantino molto alla buona dove le specialità sono le polpette. Io mi faccio un po' di agnello ed usciamo alle 2015 che ho ancora fame...
Usciamo verso l'albergo, I. vuole una birra e io un narghilè. Al secondo tentativo troviamo un posto che è incidentalmente a 10m dall'albergo. Ah, a saperlo prima!
Il narghilè supplisce la mia astinenza dal fumo (e i turchi qui fumano come turchi, ovviamente Sirchia qui non è arrivato ancora!). Dopo ore di chiacchiere giungiamo in albergo alla veneranda ora delle 2230 (!!!).

Domenica 6: Mura nord, Chora.

8.00 Sveglia. Oggi è l'ultimo giorno pieno, la malinconia sale insieme alla vicinanza al prossimo giorno lavorativo (ancora 48 ore, non è un film ma la triste realtà). Usciamo dall'albergo alle 945, niente isola dei prìncipi dato che sembra volerci un'ora e mezza x andare, optiamo per la chiesa di Chora (la più bella chiesa bizantina della città, che rivaleggia con le chiese ravennati) e il quartiere occidentale intravisto giorni fa. Ci incamminiamo dunque verso nord, verso l'Università e Solimano, questa volta passando oltre.

   945 Entriamo nel Sokullu Sehit Mehmet Pasa Camii, ma non me lo ricordo (chiedo venia, ma quando vedi 20 moschee fai pooi fatica a ricordarne le differenze!). 1015 Laleli Camii. Non entriamo, ma da fuori è molto bello. 1035 entriamo in metro (dopo miei pesanti sforzi di convincimento per I. che odia prendere mezzi pubblici) ad Aksaray, direzione Topkapi-Ulubatli (da non confondere col palazzo del sultano) dove dovremmo trovare le antiche mura bizantine; esse abbracciano un po' tutta la città, ma qui sono meglio conservate che altrove; vantano il primato di aver resistito a tutti gli attacchi subiti in due millenni tranne che due (una conquista romana e una riconquista turca). 1052 Cimitero di Edirnekapi sul viale consigliatomi dal lillese ieri nel bagno turco. A I. non piace, a me invece molto. E' un cimitero cristiano con scritte e risvolti arabi.1110 Entriamo nella super chiesa che fa angolo tra le mura cittadine e il quartiere di Edirnekapi. E' chiusa per restauro, e rimane accessibile un atrietto adibito alla bell'e meglio a moschea (con tutto il necessaire).
Chiesa di Chora (esterno) 1125 Ci fermiamo in un baretto di ultima in Edirnekapi (porta di Adrianopoli) per un thè. Non pago, ci aggiungo un mini tortino al formaggio. 1155 Museo Kariye (o Chiesa di Chora). Molto bello, a parte divieto di flash o tripode. E' la chiesa con i più bei mosaici bizantini a est di Ravenna, dice la Lonely Planet. Un orgoglio bizantin-romagnolo mi sorge spontaneo. Peccato che il sole vada e venga, e che le foto vengano male. La chiesa ci lascia attoniti, mi sembra davvero un pezzo di Sant'Apollinare in Classe trapiantato nel middle east. Si vede che ingresso e interno sono 'attrezzati' come il Louvre, evidentemente se non fosse bassa stagione si farebbero ore di fila per vedere questa piccola chicca.
1230 Torniamo a sud verso la Fatih Cami. Entriamo a Atik Alipasa Camii. Fanno entrare I. nel distaccamento donnne e me nel centro (per citare Mel Brooks, Bello essere uomo!). Pregano tutti e nell'uscire mi guardano male. I. ed io cerchiamo sempre di essere il più defilati possibile nell'accedere a una cultura e a dei riti non nostri, ma questa nostra apertura culturale non sempre viene apprezzata...
1255 Scendendo verso sud, vediamo la Fatih (Belediyesi) Camii: da fuori è molto bella. Aspettiamo che i preganti escano, nel frattempo ci facciamo la tomba di Sultan Mehmed.1310 La chiesa è enorme e molto bella, le 4 colonnone centrali mi ricordano la Moschea Blu. La gente prega, le donne in un separè. Mi muovo circospetto e I. mi impedisce di fotografare per non urtare la loro suscettibilità. In questa zona i locali ci sembrano molto musulmani: donne più coperte del solito, la gente partecipa più del solito, i mendicanti mendicano più del solito: che sia perché è domenica? Ci sembra che anche la geografia aiuti: è comunque una zona popolare.
1320 scendiamo a est verso mare.
Il bel Ponte di Galata Passiamo x le banchine del porto e dopo giorni finalmente mi faccio un bel panino con doppia sogliola sotto il Ponte di Galata (dove c'è Pierin che fa il Kata, scusate l'ho ripetuta per 8 giorni a I che non ha mai riso, vi prego almeno voi fate come in Cina...). Risaliamo attraverso strade diverse piene di negozi.Ho una visione: una moschea sbilenca rispetto all'archittettura delle case limitrofe? Ubriachi al piano regolatore? Immagino invece che una moschea voglia avere il Mihrab verso la Mecca e quindi uno dei 4 lati. Da ciò deduco che tutte e sole le moschee con Mihrab sbilenco (solo Santa Sofia e questa qui, per ora) sono costruzioni convertite solo in un secondo momento a moschee. Hovvintoqualcheccossa? O ho detto una cagata? Ai miei lettori musulmani (Ouissal?!?) l'ardua sentenza.
1500 Rientriamo al Konak di ieri in via Istiklal e I. si fa ben due piatti (pizza a metà con me e un mega piattone di aubergines kebap). Quando comincia a mangiare la melanzana insieme al suo kebap, il maìtre viene a tagliarle la scorza e a insegnarle come miscelarla a carne e piada.
Piazza TaksimChiesa della Santa TrinitàUn famoso Passage di Istiklal Arriviamo in Piazza Taksim (che prende il nome dal punto di distribuzione acqua, e non dai copiosi Taxi presenti come credevo io) e torniamo fancendo giro di LP: è la quarta volta che giriamo Istiklal Caddesi, che nasconde mille segreti; dietro mia pressione, ce la facciamo una benedetta volta con calma seguendo tutte le viuzze e i consigli della mitica LP, che si riveleranno essere perlopiù dei pacchi. Subito a sinistra c'è la splendida Chiesa di Santa trinità (chiusa) e i bellizzimi Cicek Pasaji che fan molto passages parisiens. C'è un sacco di folla e non capiamo il xchè (domenica è ferial qui!). Continuiamo il giro culturale di Istiklal, ma di domenica tutto è chiuso e ci consoliamo coi consolati.
 1750 Passiamo a fare un minishopping al supermarket, compro 2 spezie per la mia mamma. 1820 Passato il ponte di Galata, facciamo un ultimo passo alla Yeni Cami. Questa chiesa è ipnotica per me... fotografo da fuori, da dentro, anche qui oggi c'è una funzione. Una donna è grata di poter pregare dietro una grata :) Questa giovane moschea (donde Yenyi) è imponente da fuori quanto accogliente da dentro, l'intarsio orientale di una finestra illuminato da fuori secondo un altro motivo mi porta a vedere sinuosi serpenti color zaffiro.
Guardiamo ammirati la funzione religiosa (il capogruppo ha una voce che Mina gli fa una pippa) e quando finisce passa un gran bel giovane (secondo I.) a offrirci un dolcetto poichè è un anno che è morto suo nonno. Infine ci cacciano dalla moschea giovane... abbiam fatto chiusura anche qui. E' la veneranda ora delle 1900.
Camminatina per Sultanahmet e alle 1920 ci fermiamo a un pub prospiciente Santa Sofia di nome North Shield. Costosetto (6€ una draft becks 0.44) è tuttavia una rarità qui intorno e quindi pieno di turisti... molto Scottish, fin nella pronuncia di uno dei baristi.
2210 Non pago da ieri, torno a farmi un Narghilé con I. nel locale di ieri, come dire: squadra che vince non si cambia! Questa volta ne provo addirittura due di fila. 

Lunedì 7: Ultimi giri e poi ritorno

Sveglia pigra 830. Colazione 920.Shopping in giro per dolcetti al pistacchio, poi andiamo al mercato delle erbe dove un venditore ci vuole dare dei dolcetti che costano poco e che soprattutto son senza calorie. Le mie conoscenze pregresse di termodinamica e alimentazione vacillano.
1130 Passiamo accanto a una moscheina che ci era sempre sfuggita, dietro la Yeni Cami.
1215 Passiamo per il porto a vedere un'inutillima moscheina poi il mio intestino ci dirige a un caffè che mi aveva colpito ieri dal ponte di galata: Stork. Scopro poi questo essere un meganegozio di gioielli con tanto di guardie del corpo e concierge. Il bagno non è all'altezza, ma il minimuffin che si accompagna al chai sì, anzi è forse il migliore che abbia mai mangiato.
1250 Dietro Yeni Kami vediamo la Ruastempasa Camii con annessa una piccola costruzione tombale; essa è piena di tombe di sultani famosi con relativo parentado. Dalle dimensioni delle tombe, sembrano esserci anche parecchi bambini.
 Passeggiata verso casa, dato che abbiamo margine di 2-3 minuti decido di allungarla per la costiera lungo la quale c'è la mitica statua di Ataturk (eroe nazionale turco che ha contribuito alla fondazione della PseudoRepubblica Turca). Passiamo per la terza volta davanti alla stazione; piuttosto squallida, non entriamo, e scopriremo solo in aereo che lì c'è una ricotruzione mlto interessante dell'Orient Express.
La costa è bella, c'è una minimoschea (avevate dei dubbi?) e Ataturk. Ci scusino i turchi nazionalisti, ma la statua ci piace poco. Torniamo all'albergo via costa maturando un ritardo di 15 minuti. Mea culpa, I. è imbufalita.
1340 Tranquillissimo, "ci" incammino all'aeroporto via taxi alberghiero. Come all'andata, passiamo per la via alberata di Kennedy Caddesi, che fa molto Alghero.
Aeroporto alle 1415, checkin lentissimo ci porta all'imbarco con 3 minuti d ritardo, ma solo perchè l'imbarco è un'ora prima.. vabbè comunque faccio gli occhi da Gatto con gli Stivali e la guardia ci concede 10' per pranzare. Ci divertiamo a dilapidare le ultime lire turche rimaste in cibarie e dolciumi.
Ritardo mega a Milano, come sempre... e finalmente siamo a Bologna a mezzanotte.
 
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