Diario Tunisia (agosto 07) •PDF• •Print• •E-mail•
•User Rating•: / 2
•Poor••Best• 
Viaggi
•Written by Riccardo Carlesso•   

Agosto 2007. Diario di una settimana passata con Stefano nel villaggio vacanze Mejri, nella persona di Ouissal Mejri, della sorella Wajdou (che incontreremo però solo a un'ora dal ritorno!!!), mamma, papà e le 48 cugine. Scritto in diretta col mio nuovo Nokia 9300i: a qualcosa la tecnologia serve!!! Il resto delle foto lo potete trovare qui . Alcuni video li potete trovare qui .

Martedì 31 luglio: partenza

Ric e Ste in aereoOre 17.00: il papà di Ste ci porta in aeroporto. Cappuccino e sigaretta.

Ore 18.35: siamo in aereo, dove una procace e spilungosissima hostess Air France non riesce a esimersi dal ridere in modo imbarazzante. Capiamo poi che c'è uno steward che le fa le foto da dietro di noi. Peccato non essercene accorti prima, altrimenti le avremmo fatto le foto in stereo!!!

Ore 20.15: arriviamo a Parigi, ove c'è una corsa furiosa contro il tempo. I bagagli sono in viaggio per l'aereo e arriveranno. Sì, ma noi???

Ore 21.55: l'aereo parte dopo che ci dicono: "Tranquilli: stiamo solo aspettando gli ultimi bagagli". Se solo sapessero che sono i nostri, le vicine non ci guarderebbero così ammiccanti...

Improvvisamente, uno steward mi chiede: "Mr Carlesso? You asked for seafood meal?", e io, imbarazzato: "Yes, but I did it for joke" (l'avevo fatto alla prenotazione su internet...) e lui mi risponde asciutto: "Now you have it". Mi sento un po' Hiro Nakamura, rido mentre la vicina tunna ride sotto i denti.

Ore 22.35: portano il cibo solo a me ed io, felice, faccio la mia prima meta-foto.

Ore 00.15: arriviamo in aeroporto con poco ritardo, puntiamo il duty free con aria famelica (gli alcolici sono proibitivi in questo stato musulmano, ci dicono) e ci dirigiamo alle valigie. Niente. Depressi, andiamo al servizio bagagli a prenotarci per il prossimo arrivo da CDG domattina alle 11. Fuori ci aspettano Ouissal, Sywar e la mamma di Oui. Questa ci porta a fare un giro per Tunisi e poi a casa, imprecando un po' contro altri guidatori. La casa è enorme e ci han lasciato coperte, asciugamani, caffè, latte e brioche. Si raccomandano che io non mi sieda su certe sedie d'epoca, riconoscono che io sia una persona di un certo spessore... Sono ormai le 2. Alle 02.30 finalmente siamo a letto.

Mercoledì 1 agosto: cazzeggio per i Souk di Tunisi

Giuà e le ragazze per i Souk Mi sveglio alle 9. Tento di fare il caffè, la doccia e lavarmi i denti. Houston, ho qualche problema. Alle 10.30 arrivano Ouissal e Sywar, che ci tranquillizzano: son due ore che la mamma litiga con le alte sfere dell'aeroporto per le nostre valigie. Andiamo a prendere un caffè in un hotel vicino. Scopriamo che Wajdou arriverà la prossima settimana: è stata trattenuta per lavoro. Alle 11.40 chiama la mamma, Oui parla uno strano dialetto arabo e solo dai fremiti del braccio capiamo che qualcosa non va... la trama s'infittisce.

Ore 12.05: siamo in aeroporto, dove mamma Mejri, che si chiama Faiza (in italiano vuol dire "vittoria"), ci ha spacciati per giornalisti che son qui per collaborare con una tv tunna, dove effettivamente lei lavora. Siamo andati al direttivo di Air France, con Faiza che diceva: "Comprate tutto ciò che vi serve!". In precedenza mamma Mejri aveva unto e millantato una nostra presenza come operatori televisivi alla TV di Tunisi: "... perchè è un disastro che noi giornalisti della tv viviamo così: come possiamo lavorare in tv con i bermuda e le scarpe da tennis? C'est une catastrophe pour notre travail!", così diceva furbescamente. Pare che Faiza sia stata il primo caposcalo donna dell'aeroporto di Tunisi e quindi qui sia abbastanza ammanicata.

Una tipa ci dà udienza e mamma Mejri riprende la storia: non possiamo collaborare con la tv tunisina con questi shorts (addita me) e scarpe da tennis.. vediamo il tracking delle valigie.

Alle 12.20 prendiamo su Azza (e ci chiediamo curiosi come faremo, dato che siamo già cinque, ma questo non sembra preoccupare mamma Mejri, che le leggi le fa, non le segue). Azza è una super modarola reduce da due pesanti ore di estetista. Ci accompagnerà per tutto il giorno. E' l'unica amica di Ouissal che non sembra esser sua cugina, ma sicuramente ho capito male.

Alle 12.30 pranzo con mamma nel mercato, poi contrattiamo per una maglietta nera.

Ric davanti a una tipica porta tunisinaOre 15.20: thè alla menta con pinoli in un theabar tipico. Provo anche il caffè arabo o turco, molto particolare, dopodichè mi ingubbio 10 minuti. Alle 16.20 chiediamo il conto e proseguiamo per il Souk (che è il mercato, non un invito) della Medina.

Dopo due passi per il mercato sbuchiamo in una porta, dove iniziano i viali Habib Bourjuibà. Da lì visitiamo la cattedrale e guardiamo i negozi.

Ore 17.30: taxi per casa di Ouissal, che si trova sui colli. Due deliziosi cagnetti festosi (Yoko lo yorkshire e Tina il barboncino) salutano il nostro arrivo. Ste e io guadagnamo il bagno dopo aspri litigi, poi sbirciamo le varie foto di casa. Ste diventa matto a mandare un'email con tastiera tunisina, mentre io me la ghigno a sfotterlo su queste righe (sì, anche questo è un metacommento). Poco dopo arriva mamma con una novità: le valigie arriverebbero (il condizionale è d'obbligo) domattina alle 11!!

Arrivano poi Sywar con Azza e dei pasticcini. Li apprezziamo col thè, poi accompagniamo Azza a casa, così da sgranchir le zampe ai cani.

In giro pei dintorni di casa incontriamo Selma, che ci saluta ma non passerà la sera con noi. Torniamo a casa, dove scarico Emule per la mamma e intanto scarico la posta e faccio vedere qualche filmato mio su Youtube. Il mio nuoto Gamber-delfino spopola anche a Tunisi.

Ouissal fa la doccia, poi pure io. All'uscita vedo una splendida creatura, che si mostra essere la sorella di Sywar, Rrim. Salutiamo e usciamo. In macchina scopro che le cinture sono obbligatorie a Tunisi sulle Peugeot 407, ma non sulle Ka (come da mamma Mejri).

Le ragazze ci portano al lago. La via è bellissima: è uno stradone a doppia carreggiata, con nulla ai lati, dove ogni 2-300 metri fa capolino un locale. Uno sembra una disco in stile Casbah, poi un locale all'americana con acqua e ponticelli all'esterno, poi un locale misto asiatico/italiano, un locale di nome Happy Days (con forma e font uguale all'originale e - ulteriore genialata - il nome ripetuto in arabo).

Alle 21.30 propendiamo per il locale Mississippi (tutti gli altri però insistono a chiamarlo Joe's Champs), che è bellissimo. Nel locale si parla di tante cose. Rrim, che è più pignola delle altre, anzichè dirmi che parlo un ottimo francese propende per le correzioni. Già in macchina mi spiegava che il mio "merci beacoup" difettava nella U che io pronunciavo alla lombarda; mi faceva notare che un francese e un tunno prendono il fonema "bocû" come "beau cul" (perchè omettono la L) e quindi i miei "grazie tante" vengono presi per "grazie bel culo". Dopo una veloce occhiata, le faccio amabilmente notare che la frase rimane comunque vera e che quindi il mio non è propriamente un errore. Ci mangiamo un mega hamburger, nel frattempo Rrim ci lascia dieci minuti per tornare con la figliastra diciannovenne, che vive a Londra e parla un eccellente inglese, ed ha l'unico neo di non aver apprezzato Bologna. Qui io e Ste abbiamo occasione di impratichirci un po' con l'arabo, chiedendo al ristoratore: "Samàh'ni, win toilette?".

Lasciamo il locale in favore di un gelato sul mare sopra Cartagine ed una buona notte frettolosa: la giovane Tamara ha un appuntamento con amici e mamma Rrim ci porta tutti a casa. Sigaretta della buona notte sul davanzale con Giuà e buonanotte all'una.

Giovedì 2 agosto: ritiro valigie e viaggio per Korba

Monji Mejri e GiuàSveglia ore 10. Alle 10.30 sentiamo Oui che ci dice: "Niente caffè, prendete un taxi per l'aeroporto, ché mamma vi aspetta là per le 11".
Quando dici che sei amico di mamma Mejri le porte si spalancano. Scopriamo che una valigia è già arrivata: quella di Ste è in magazzino! Manca solo la mia. Andiamo al tapis roulant. Dopo 10 minuti finalmente fa capolino la mia valigia. Giustizia è fatta. Lasciamo le valigie al deposito e facciamo caffè e pasta in attesa della cavalleria. Al bar conosciamo un tunno che ci racconta la storia della sua vita, tra cui il fatto che vive in Francia e che, passando da Torino, è stato arrestato dalla polizia. Ha passato quattro giorni in prigione e la polizia gli ha fatto la puntura per calmarlo; "Me angry, me don't like Italy" - ci spiega -  perchè in Italia ti chiedono i documenti e lui non li aveva, mentre in Francia si sta meglio perchè c'è Sarkozy, che non è nemmeno francese. Alle 12 arriva Faiza con Sywar, prendiamo i bagagli e andiamo all'Air France, dove mamma se la racconta con i quadri di Air France  - con toni ben più distesi di ieri - sulla storia della loro vita. Usciamo felici di aver comprato vestiti per i poveri, poi chiama Rrim. Mamma Mejri ride e ci dice le parole chiave: "Merci beaucul". Prendiamo un taxi per casa, valigia veloce, cagatina, poi ci chiamano le ragazze dandoci cinque minuti per fare la valigia: si va un paio di giorni al mare da papà Mejri. Andiamo in un posticino popolare a taffiare con Oui, Syw e mamma; mangiamo specialità tunne e sentiamo il nostro primo fico d'India. Poi il Ka-taxi ci porta di fretta alla stazione dei bus. Visto il ritardo, abbiamo modo di infarcire il nostro dizionario di arabo con nuove colorite parole, sia che un autista ci tagli la strada, sia che abbia fatto il madornale errore di non prevedere che gliel'avremmo tagliata (facendosi educatamente giù di strada). Arriviamo in un affollatissimo bus, peraltro strapieno di tunni. Mentre da noi sono sempre pieni di valigie, in questo angusto bus sono tutti liberi, tranne noi che, coi nostri zaini, abbiamo bloccato gli ultimi metri di bus. Alle 14.35 si parte alla volta di Nabeul (destinazione finale Korba). All'arrivo, megacamminata per la Medina della città, alla volta della stazione dei louages per Korba. Con un dinaro a testa ce la caviamo sul collectivo tunno.

Tra le varie chiacchiere, ci spiegano la situazione politica: in Tunisia esiste un solo partito, che ha il simpaticissimo nome di 'Partito Democratico'. Mi dicono che, quando vanno a votare, non si sentono particolarmente importanti e che, qualunque cosa tu voti, tanto non cambia niente. Nei giorni successivi ci hanno detto che  - se ho ben capito - il presidente è eletto dal popolo e il numero di candidati è maggiore di uno; cosa ancora più incredibile, non tutti devono essere del Partito Democratico (il che mi fa strano, perché vuol dire che il governo è sempre quello, mentre il presidente potrebbe fare l'opposizione!). Il presidente ha poteri molto grandi, tra cui quello di fare materializzare proprie foto dentro e fuori qualunque abitazione.

Arriviamo a casa con un taxi e facciamo conoscenza di Mongi, ovvero papà Mejri: un po' sordo, bonomo (pare voglia l'accento sulla O centrale, ma vi invito a zingarellizzarvelo per sicurezza), patito di fumetti e musica. Dopo i saluti si arriva finalmente alla spiaggia. Il posto è semideserto (sono le 17.15). Bagnetto di mezz'ora, poi poltriamo sotto al sole calante. Verso le 19 ci svegliamo e torniamo a casa. Buffamente, la gente è decuplicata! Arrivati a casa, chiacchiere e doccia fino alle 21. Ci apprestiamo a mangiare il riso con macinato piccante per cui era famosa Wajdou ; tanto Boga (nero, bianco e pure azzurro!) per annaffiare e un po' di frutta. Parliamo con Mongi di tante cose: islam, siciliani, armoniche e Marienbad. Ci dice di aver viaggiato per tutto il mondo e che pensa in tante lingue: ad esempio il francese per la cultura e l'italiano per le parolacce. Su mia richiesta ci suona un po' l'armonica (per un minuto mi cimento anch'io, suscitando grasse risate). Poi i quattro giovani giocano a Sei, e infine il papà ci sfida a Marienbad... ma Ste e io siamo preparati, lo incalziamo e gli controproponiamo una variante cui non è preparato. Il sonno si fa sentire e si va a nanna verso l'una e mezza.

Venerdì 3 agosto:  giornatona di mare a Korba

Ric e Siwar a KorbaSveglia alle 11.00 in camera Ste/Ric.

Con molta calma ci alziamo, facciamo la spesa e colazione in comitiva con ampli caffellatti, pane burro marmellata, etc. Dopo innumerevoli caffè rovesciati, si va in spiaggia per le due. Tanto sole e bagnetto, dove insegno a Ouissal un po' di stile libero. Altro sole e tante chiacchiere sulla cultura tunisina e sul rapporto coi genitori.

Verso le otto si torna a casa e ci si doccia (fredda). Mentre le ragazze preparano un'ottima pasta al tonno, noi aiutiamo papà Mejri a masterizzare un cd dai suoi preziosi vinili. Verso le 23.30 usciamo a fare un giro per il lungomare di Korba. Ci fermiamo in un locale, dove prendiamo thè ai pinoli (io alle mandorle) e una ghiotta crepe quadrata al cioccolato.

Si conviene sul programma di domani  - cambiato per la terza volta tra Kelibia, Hammamet e Tunisi - e si propende per un po' di mare, con rientro a Tunisi e disco sabatina. Lo scopriremo solo vivendo.

Passeggiata in fondo fino a Le Bateau. Sigaretta della buona notte e nanna. Ridendo e scherzando sono le due meno venti.

Sabato 4: ritorno da Korba e discoteca

Ric e un po' di cugine di OuissalLa mia sveglia suona alle 9. Sono così rinco che penso sia di Stefano e mi incazzo un po'. La donna delle pulizie (stando a Oui) ci doveva svegliare alle 8.30, ma alle 9.30 manco l'ombra. Decidiamo di alzarci e andare in spiaggia quatti quatti, quando vedo far capolino un donnone imbacuccato alla maniera araba... la casa si sveglia e si va in spiaggia senza passare dal via. L'acqua è splendida, anche se fredda. Il sole picchia come la vista laser di Superman. Verso le 12.45 si va a casa per pranzo, dove Oui ci prepara panini, mentre gl'ingegneri aiutano Mongi col computer. Alle 14.30 maratona per il centro, dove per un minuto prendiamo l'autobus per Tunisi, e stavolta senza passare da Nabeul. Arrivati alla stazione bus di Tunisi prendiamo il taxi per casa di Oui, dove mamma Mejri ha preparato del cous cous per noi. Sono quasi le 17. Tra poco torniamo a casa nostra, mentre Oui va dall'estetista.

Arriviamo a casa verso le 18; mi faccio un sonnino fino alle 20.15, poi mi lavo.

Usciamo per un caffè e alle 22.10 arrivano con la cugina Mouna, 23 anni, che ha studiato odontoiatria in Romania. Ouissal è radiosa... ancor più del solito, se mai possibile.

Dopo un frugale aperitivo nel nostro terrazzo, prendiamo la Punto di Mouna (!!!) e passiamo da casa di Rrim. Lì Rrim e marito ci fan vedere la casa, poi andiamo tutti insieme alla discoteca. Tamara viene con noi, mentre i genitori rimangono a casa.

Entriamo al Plaza Corniche. L'esterno è una cacofonia di luci e colori che scendono da fili volanti (persino le palme sono luminose, come da noi gli abeti a Natale...). L'interno è molto chic, c'è un sacco di pesce vivo con un arredamento un po' arabo. E' molto ricercato. Andiamo in fondo, dove c'è una piscina, e, dato che abbiamo le bazze (avevamo prenotato per 11) ci sediamo di fronte alla piscina: RESPECT. Per cena ordino Magon blanc e Crevettes au curry, Ste prende Crevettes Royales (4 pezzi)....
Le ragazze invece prendono pesce in varie salse. Il posto è davvero bello e facciamo le 02.30 a mangiare e poi chiacchierare. Dopo scendiamo nella disco: il posto è molto piccolo e pieno di specchi, di tunisini e tardone straniere. C'è gente che, contrariamente al decoro islamico, limona allegramente a ogni angolo, o mima col ballo coiti evidentemente agognati. La musica è molto particolare e i due italiani deludono un po' le gentilissime (nonchè bellissime) ospiti, non ballando una sola canzone. Tamara invece è scatenata: le balla e canta tutte, siano esse in arabo, inglese o francese; un po' pesante a parlare - d'altronde ha passato da poco la maggiore età - per contro ci conquista a ballare. Sywar e Mouna ballano un po' timidamente, mentre Ouissal si scatena proprio. Verso le 4 il locale chiude, riapplichiamo la formula 'six in a car' e siamo a casa per le 05.30. Speriamo che il ragazzo di Mouna non sia troppo geloso della sua serata diversa. Noi comunque, per sicurezza, abbiamo detto che i due italiani sono una coppia di fatto...

Domenica 05: Cartagine e Sidi Bou Said

I ragazzi in posa plastica al porto di CartagineIl porto di Sidi Bou Said dall'altoSveglia alle 13.00. Chiacchiere, bagno e telefonata a Oui. Verso le 14 ci viene a prendere mamma e ci porta a casa loro. Alle 14.25 siamo a casa di Oui. Mentre Faiza prepara il brunch  - caffè e pranzo - noi ci adagiamo sui divani.

Alle 15.25 pranziamo. Come primo mangiamo un brick (a me due, perchè sono grosso) e poi una specie di zuppa di ceci e verdure. Cocomero, poi doccia e chiacchiere in salotto, in attesa che Rrim ci venga a prendere. Verso le 17 prendiamo la 407 di Rim e in 7 (!!!) andiamo a Cartagine. Giro turistico in macchina, con veloce puntatina al porto vecchio, dopodichè ci dirigiamo a Sidi Bou Said. A questo punto la gentilissima Rrim torna a casa; stasera infatti hanno cena di famiglia con una terza sorella. Qui inizia una splendida passeggiata per le tipiche viuzze del centro, dove Oui ci fa provare i Bambaluni (tipo bomboloni appena fritti, ma senza crema: l'etimologia è dubbia). Dopo innumerevoli foto, ci fermiamo per un thè in un locale con splendida vista a strapiombo sul mare, con convitati a un matrimonio tunno nei tavoli a fianco. Dopo un po' torniamo in paese per trovare un taxi a Tamara e zia Syw. Mi metto al centro della rotonda e ne chiamo uno.

Accomiatate le ragazze, rimaniamo in quattro: Ste, Azza, Oui e io. Azza prende un kebab in un locale dove ordino un frullato di banane e fragole che spopola (io lo pago, il cameriere e l'amico bevono a scrocco la rimanenza, che è il 70% del totale...). E' ormai l'imbrunire, quando scendiamo verso il porto... chiacchiere da uomini, lasciando le ragazze un po' indietro. Comunque Azza oggi è raggiante, molto di buon umore. Verso le dieci abbiamo visto il porto, fatta passeggiata sul molo, e fatta pipì. Fermiamo un tassista molto ciarliero, che ci riporta a Tunisi, nonostante siamo in 4 (la legge fino a poco tempo fa prevedeva al massimo 3 persone). Alle 22.30 siamo a casa. Ultime chiacchiere sul davanzale.

Sono le 00.30 e si va a letto.

Lunedì 06: piscina e cena fuori

Ric beve una bottiglia di Boga in piscinaSveglia alle 8.30. Zaino per piscina, poi si esce.

Colazione in albergo (dove riportiamo i famosi vuoti di coca) e shopping. Cambiamo 50 euro in 86 dinari tunni (DT) e torniamo a casa, dove Ste pianta un pino.

Alle 10.15 passa a prenderci mamma Mejri ,che ci porta a prendere una limonata da Di Carlo, e poi passeggiamo fino a casa di Sywar, nel quartiere italiano, vicino casa nostra. Qui la mamma di Syw ci fa su; lasciamo Faiza alla macchina e passiamo a prendere Oui, dopodichè tutti a casa di Riz (nel frattempo risolvo un gioco matematico applicato alle targhe tunne, inventato da me sei giorni fa con la targa '4380 120'). Qui prendiamo su Tamara, che ci fa le solite feste. Si va poi all'albergo Agropole, al Lac 1, ad uno sputo di casa di Riz. E' ormai mezzogiorno, l'albergo è bellissimo, in simil-marmo bianco, e ci appropriamo in fretta della zona piscina. Qui ci spaparanziamo, chi a prendere il sole con walkman, chi a nuotare, chi a far amicizia col factotum tunno che pretende di parlare italiano ("Prendi UNA lunga - mi dice - italiano u francèse").

Verso le 15.30 mangiamo una pizza: farinosissima e piena di tonno, qualunque gusto tu avessi chiesto! Cazzeggio vario, tra cui Ouissal che rompe un po' le scatole (termine corretto dalla redazione, MNdR) per leggere il mio diario...

Verso le 18.30 arriviamo a casa di Rrim, dove il marito Hakim ci spiega il perchè del rosso in casa, e poi rimaniamo in cucina  - mentre gli altri si turnano a far la doccia - a sorseggiare succo di mango tunno ed a parlare del programma perfetto di oggi, che ovviamente non era di Oui ma di Rrim... Aiuto Hakim ad annaffiare il giardino e facciamo chiacchiere di alta economia (lui si occupa di re-assurance).

Alle 20.29 Oui e Syw hanno finito di far la doccia, quindi alle otto e mezza siam tutti pronti.

Arriviamo un'ora dopo: il posto è stupendo. Con Ste prendo un ottimo Chardonnay fruttato (Clipea), dei frutti di mare saltati all'aglio, e come secondo ordino un piattone di Merou... senza sapere cosa sia il Merou!!!

Riz mi dice - dolce eppur pignola - che non devo dire al cameriere "Je confie en toi'"(= mi confido con te) ,bensì "Je te fais confiance" (= mi fido di te): è il contrario che in Italia. Arriva il secondo. Finisco il mio ottimo pesce con riso (sans legumes) e Tamara mi dà i suoi spaghetti alla marinara. Stefano ordina dei gamberoni royale e giungiamo alla conclusione che in Tunisia i gamberi sian sempre quattro. Comincio a barcollare mentre aspettiamo l'unico dolce al mondo che esige 20 minuti di preparazione. Akhim, che proviene dalla Libia, ci spiega che nel suo Paese l'italiano non è parlato perchè, mentre i coloni francesi francesizzavano i paesi colonizzati, gl'italiani vietavano ai libici di andare a scuola! C'è un'unica eccezione: i libici dicono in italiano tutto ciò che è in relazione alle moto. E quindi parafango, frizione, marcia indietro, freno a mano, sterzo, cambio, freccia, scorta, pistoni.  Fa buffo, detto da un libico che non parla una parola d'italiano e di francese...

Arriva il dolce tanto agognato, che ci conquista tutti: Ste riesce a finire anche gli avanzi di Rrim e Syw. Dopo un po' di chiacchiere chiediamo il conto (Akhim insiste per saldarlo) e ce ne torniamo a casa, dove veniamo gentilmente accompagnati verso le 00.50. Vinco io l'accaparramento cesso, segue Giuà in seconda posizione, poi nanna.

Martedì 07: Shopping da soli, aperitivo e bowling

Il centro di TunisiSveglia alle 10. Colazione al solito hotel.

Stefano dimagrisce in casa, poi usciamo. Taxi per la Medina, zona Kasbah. Arriviamo verso le 11.30. La piazza è stupenda e scatto un sacco di foto, dopodichè ci inerpichiamo per i vicoli stretti della Medina, ripetendo il giro per i Souk come il primo giorno... con la differenza che ora siamo di casa e, quando contrattiamo, cacciamo in mezzo due parole d'arabo per fare i fighi (a fine contrattazione spiazzo il venditore con un "Samàh'ni, win toilette?") e ci ritroviamo alle 14.45 a mangiare in un losco ristorante, con 4 sportine a testa di chincaglierie (e io ho TRE narghilè).

I tunni sono veramente tosti a contrattare e abbiamo dovuto difenderci coi denti per avere in regalo spezie, posaceneri e cappelli, ma alla fine siamo contenti quasi tutti.

Nel ristorante consumiamo un piatto di kefkiki - o come si chiama - con patatine, uovo e peperone verde, soprannominato dai non calabresi 'fungo atomico'. Riprendiamo a camminare e ci fermiamo per un thé con pinoli.

Sono le 15.30.

Altro giro fino a Place de France. I sacchi sono ormai pesanti e la voglia di camminare scema geometricamente. Rientriamo nel Souk di destra (non quello che veniva dal Kasbah, ma un altro, più infimo ancora); scopriamo che questo Souk è la via della roba tarocca PER TUNNI, ovvero laddove il tarocco non si azzarda a entrare perchè troppo chic. Vediamo mirabolanti borsette dorate, magliette di Kelvin Klain, Lagouste, finte calzette del Real. Il vicolo è stretto, la gente tanta, i turisti pochi: l'odore è insopportabile ed il caldo pure. Guadagnamo una viuzza a lato, dove temiamo di essere stuprati e poi derubati. Torniamo infine a Place de France, stremati.

Di lì chiamiamo un taxi che ci accoglie, ma non sa nemmanco lui il francese (stamane stesso problema). Chiediamo Rue de Jerusalem e non capisce, chiediamo Place d'Afrique e non capisce, chiediamo Place Pasteur e il tassista neolaureato in strade s'illumina e parte come una scheggia. Siamo spaventati da lui quando un carro attrezzi ci taglia la strada. Il tassista suona e bestemmia, io e Giuà non ci pensiamo un attimo a mettere in pratica il nostro arabo da strada di mamma Mejri e gridiamo all'unisono: "Bihim!".  Scena divertentissima: non potete immaginare la sorpresa del tassista nel sentirci pronunciare quella parola. Il tizio, inizialmente diffidente, a questo punto non ci vede più: comincia a ridere e mimare con mani e voce un asino... insomma, arrivati in Place d'Afrique non ci voleva far uscire, tanto si divertiva!!!

Alle 16.30 siamo a casa, dove Ste ed io abbiamo la stessa mefistofelica idea: guardare i nostri regali e capire cosa abbiamo comprato, tra contrattazioni e intermediari. Se chiedi una cosa che non hanno, infatti, vanno a prenderla in prestito da un altro negozio e lo mettono nel baratto, paventando poi chissà quale impossibilità a scendere nel prezzo, perchè "io do lui 20 dinari e no avanza niente per me, quindi tu dare me regalo per mia famiglia".

Chiamano le cugine Oui e Syw: alle 17.45 passa Syw e con lei andiamo da Oui.

Arriviamo verso le 18.30 a casa di Oui, dove io faccio una doccia e Oui si prepara (5 e 60 minuti rispettivamente): sfoggio il mio nuovo Djebba (vestito tipico tunno, volgarmente noto a Bologna come 'sottanone'). Oui e Syw bocciano però il mio vestito e mi rimetto la canotta puzzona dell'andata.

Alle 19.30 arriviamo al locale dell'aperitivo, dove insegnamo a Sywar il termine "gnocca" e lei ci ripaga con l'equivalente arabo "zabbour" che, come a Bologna, è una sineddoche: puoi usare la parola per intendere una bella donna.

Alle 19.30 aperitivo a La Phalene, nel quartiere Nasr, dove prendiamo crepes al cioccolato e fantasmagoriche bevande gassate al gusto di mela o ananas. Qui conosciamo Wided, che è professoressa all'università di Tunisi. Alle 9 arriva Miriam, che avevamo conosciuto al compleanno di Wajdou . Di uomini, a parte noi due, manco l'ombra.

Manco a dirlo, arriva Ilyes, il fratello di Miriam, cui diciamo "Aslema" (mentre "Bislema" è il saluto di commiato, tanto che Ste ha elaborato la teoria che al risaluto si dica "Cislema"... e così via fino a "Zislema", tanto che nei locali di Tunisi non puoi entrare o uscire per legge più di 26 volte... prodigi della lingua!).

Alle 21.20 facciamo cambio auto di Azza e reingegnerizziamo le macchine. Partiamo alla volta del bowling del Lac, entriamo in uno, poi ci dicono che un altro è migliore, e andiamo in quello. Il locale è stupendo, otto piste per lato, e di fuori un sacco di gente in tavolini alla moda. Dentro, una dependance chic in cui si può fumare il narghilè. Ci diamo al bowling con effetti per lo più disastrosi.

Meriem fa un sacco di strike, Ouissal è aleatoria, mentre Sywar ha una media pari a Blutarsky in "Animal house". Azza tira sempre con stile, e quando fa punti si prodiga in balletti sempre piacevoli.

Finale: Ste 134, Ric 54, Oui 51, Azza 48, Meriem 66, Syw 57.

Di sottofondo sentiamo Umbrella di RayHan.

Dopo aver cercato di pagare e non esserci riusciti per l'ennesima volta (stavolta a causa di problemi con le carte di credito), ce ne andiamo tutti a casa. E' mezzanotte e c'è un sacco di traffico all'uscita dal Lac. Il nostro tassista alla partenza è stato minacciato di morte dai nostri amici di non fare il viaggio frega-turisti; ci sentiamo superimbazzati.

Siamo a casa poco dopo. Chiacchiere fino alle 2.30 poi nanna.

Mercoledì 08: arriva Wajdou , partiamo noi.

Giuà, Wejdane e Ric a casa MejriSveglia ore 9. Valigia, denti, chiacchiere, e si va al solito hotel per caffè. Il problema è che abbiamo finito i dinari e non accettano carte di credito. Cambiare 5 euro è ridicolo, ma è l'unica cosa che riusciamo a fare: mentre fumo con calma la sigaretta del caffè, Ste va alla reception a cambiare il cinquino, e poi corre verso casa con una mano sulla pancia e, per rispetto a Ouissal, vi dirò che non so il perchè. Io opto per l'unica frase che so costruire in arabo ("Samàh'ni, win toilette"), ma nei bagni non c'è carta: torno a casa e mi serializzo a Ste. Faiza passa a prenderci verso le 11.15, dopodichè si fa base a casa sua, in attesa dell'aereo.

In macchina con mamma impariamo una nuova parola rafforzativa per i cattivi guidatori: "Bihim hhhra!", ovvero "asino di pupù", poi a casa "Ya halluf!", che significa "maialino, monello".

Arrivati a casa Mejri facciamo una doccia e scarichiamo la posta. Mamma è andata con Oui a comprare la frutta e - come esco dalla doccia - ci accorgiamo che hanno staccato da un albero dell'aeroporto un tipico frutto tunisino: Wajdou è tornata!!! Da bravi padroni di casa l'accogliamo a casa nostra. Baci, abbracci, pan di stelle e tante chiacchiere. La ragguagliamo sulla settimana, adagiati sul divano.

Poi pranziamo: riso basmati con salsina da chiamare i pompieri, pomodori e peperoni ripieni di carne. Acqua e boga per annaffiare. Di frutta, fichi e pesche boutabgheia (una qualità rara a trovarsi in italia).

Verso le 14.15 ci accomiatiamo dalle sorelle e andiamo all'aeroporto con Faiza e Sywar. Check-in, perquisizione e duty free. Alle 16 imbarchiamo per Parigi, appurato che non siamo terroristi internazionali. Siamo separati in aereo e alle 16.40 un'hostess mi chiede se avevo ordinato pesce. Ho come un deja vu, anche se c'è plus legume que poisson ed è un po' un pacco. Dato che all'andata ho divorato l'ottimo salmone in tempo zero, ora per rispetto a Giuà manco apro il cellophane (non so se potete capirmi: c'è la stessa differenza che resistere a una donna vicino a voi in un bar, rispetto a una donna nuda nel vostro letto). Consumato frugalmente il pranzo - nel senso che, una volta tanto, non l'ho integralmente spazzolato - mi metto a fare dei sudoku con la vicina tunna che mi odia, e con la quale abbiam fatto un tete-a-tete di un'ora per il bracciolo.

Alle 7 scarse arriviamo, cambio per il D72B (il nostro è l'unico gate uno e trino, da A a C). Alle 20.15 ci imbarchiamo sul CDG-Bologna.

Aereo tutto ok, a parte turbolenze (sia fuori dell'aereo che dentro Ste). All'arrivo unica incognita le valigie. In una brusca rottura con la tradizione, le nostre valigie sono lì che ci aspettano e, quasi a sfotterci, sono nelle prime cinque del tapis roulant!

Siamo a Bologna CON le valigie, la vacanza termina qui. Un saluto alla Tunisia e anche alla Calabria!

 
Make Text Bigger Make Text Smaller Reset Text Size

Menu Utente

Phoca Gallery Menu Module